L’utopia possibile di Alessandria


Abstract


Il 16 ottobre 2002 è la data fissata per l'inaugurazione della Biblioteca di Alessandria, dopo il rinvio dell'apertura prevista per il 23 aprile (giornata internazionale del libro e del diritto d'autore), disposto per ragioni di sicurezza, in un clima di forte tensione internazionale e ideologica.
Il 10 e l'11 giugno scorsi, una delegazione del Ministero per i beni e le attività culturali, insieme ad una rappresentanza dell'AIB, si è incontrata in un convegno intitolato "La memoria del futuro" con i colleghi egiziani ad Alessandria e l'opportunità è stata utile per consolidare gli avviati rapporti di collaborazione.
Bibliocom ospita quest'anno una presentazione della Biblioteca di Alessandria, nell'ambito del convegno dedicato all'architettura bibliotecaria, ed è significativo, per noi, che l'evento della sua inaugurazione ufficiale si svolga nei giorni in cui si tiene a Roma il più importante incontro annuale dei bibliotecari italiani.
Ci viene fornita dunque l'occasione per riflettere sull'apertura di una biblioteca che ha un forte valore simbolico, sul piano storico, culturale e politico e sul grande impegno internazionale che ne ha sostenuto la realizzazione, su impulso dell'Unesco.
La biblioteca fondata da Tolomeo II Filadelfo, dove operarono Zenone, Callimaco, Aristarco, Euclide, Archimede, Eratostene, dove si aprì la conoscenza dei Vangeli al mondo greco romano, la biblioteca distrutta forse da Cesare o da Aureliano o dai soldati fanatici di Teodosio, o dal califfo Amr Ibn al-As (comunque per guerra o intolleranza ideologica) era stata il modello classico della Bibliotheca Universalis. Forse, nelle intenzioni, essa aveva inseguito il sogno impossibile del possesso di tutti i papiri, di tutti i codici, di tutti i volumi del mondo in un posto solo; sicuramente, nei fatti, essa aveva realizzato l'utopia possibile del confronto tra le diverse culture del mondo, di una integrazione comunque non riconducibile ad un pensiero unico ellenistico.
Quell'utopia possibile è ancora oggi, ne siamo convinti, la missione fondamentale di quella biblioteca che dal mito riemerge alla realtà, che ancor oggi può tornare ad essere, in quel senso, bibliotheca universalis.
C'è stato un grande sforzo internazionale per la progettazione e la costruzione di quella biblioteca e quello sforzo si è iscritto nel quadro della politica di sostegno ai paesi in via di sviluppo e del superamento delle barriere economiche e culturali tra il Nord e il Sud del mondo. Quello sforzo internazionale ci ha visto coinvolti e dovrà continuare, dopo la costruzione e l'inaugurazione, per la gestione della biblioteca, per la sua vita futura, perché quella grande biblioteca non è possibile ridurla a biblioteca pubblica della città di Alessandria ovvero a biblioteca nazionale d'Egitto, perché quella biblioteca appartiene virtualmente al mondo intero.
Ciò sta a significare che la nuova Biblioteca di Alessandria sarà ancora, lo speriamo fortemente, biblioteca mondiale, non soltanto per il suo futuro amplissimo patrimonio bibliografico e documentario e non soltanto per il suo prevedibile costituirsi in punto di accesso della documentazione digitale e dei servizi bibliografici delle maggiori biblioteche del mondo. Essa è già oggi, visivamente, per la sua stessa struttura architettonica, che raffigura il disco del sole inserito nella terra, sulla costa africana del Mediterraneo che guarda all'Europa, con il suo muro circolare di granito egiziano con incise le parole di tutti gli alfabeti, il segno di quell'utopia possibile: l'affermazione che le identità e le differenze culturali del mondo concorrono ad arricchire l'umanità, non a frammentarla dentro barriere e muri tra entità nemiche, rendendo evidente l'ovvia necessità del rispetto, di sé e dell'altro, come strumento di convivenza nella globalizzazione.
Una biblioteca per la pace, senza retorica, perché la pace si basa sulla conoscenza e sulla consapevolezza della complessità della storia e dei valori dell'uomo. Quella biblioteca, la biblioteca, appunto, è per noi strumento fondamentale di conoscenza; quell'utopia è l'orizzonte della nostra professione.



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