Lettera al nuovo Parlamento e al nuovo Governo


L'inizio della XIV legislatura repubblicana e la formazione del nuovo Governo invitano l'AIB a cercare subito gli interlocutori istituzionali per chiedere a loro l'attenzione politica che le biblioteche meritano, perché l'obiettivo del miglioramento del servizio bibliotecario nazionale, nelle sue articolazioni territoriali e disciplinari, sia tra le priorità di una nazione che vuole continuare a crescere, tra le grandi dell'Europa e del mondo, sulla via del progresso democratico e civile.
Il povero immigrato che Francesco De Gregori canta in un brano del suo ultimo disco ripete il suo doloroso lamento: «Governo e Parlamento non abbiamo» e noi ci siamo sentiti talvolta poco ascoltati, nella nostra non breve storia di proposte, di impegni, di idee e di realizzazioni. Nell'approvazione della legge di riforma del diritto d'autore, per esempio, quando quasi all'unanimità il Parlamento e il Governo hanno deciso di avvicinarci alle copisterie, come concorrenti commerciali degli editori e degli autori (non per il corrispettivo da versare, ma per l'impraticabile limite del 15% nella riproduzione di libri e riviste) ci siamo sentiti privi di interlocutori, constatando che da soli, in quanto associazione professionale, difendevamo le biblioteche nel silenzio delle istituzioni.
L'AIB è la lobby delle biblioteche, ma non è una lobby corporativa. Nel difendere il servizio bibliotecario e la professionalità dei bibliotecari, l'Associazione difende e promuove lo sviluppo civile della nazione.
Non siamo presuntuosi nel dire questo, lo dice l'Unesco: «La libertà, il benessere e lo sviluppo della società e degli individui sono valori umani fondamentali. Essi potranno essere raggiunti solo attraverso la capacità di cittadini ben informati di esercitare i loro diritti democratici e di giocare un ruolo attivo nella società. La partecipazione costruttiva e lo sviluppo della democrazia dipendono da un'istruzione soddisfacente, così come da un accesso libero e senza limitazioni alla conoscenza, al pensiero, alla cultura e all'informazione. La biblioteca pubblica, via di accesso locale alla conoscenza, costituisce una condizione essenziale per l'apprendimento permanente, l'indipendenza nelle decisioni, lo sviluppo culturale dell'individuo e dei gruppi sociali».
Per questo l'Unesco raccomanda ai governi nazionali e locali di sostenere la biblioteca pubblica, istituto della democrazia, e noi raccomandiamo al nuovo Parlamento e al nuovo Governo di sostenere, per gli stessi motivi, una politica positiva ed efficace per il servizio bibliotecario in Italia.
I bibliotecari hanno nel loro DNA, lo hanno scritto nel loro codice deontologico, il principio della libertà e dell'uguaglianza delle donne e degli uomini: «Nella gestione della biblioteca e nel servizio al pubblico il bibliotecario non accetta condizionamenti in ordine a sesso, etnia, nazionalità, condizione sociale, fede religiosa e opinioni politiche. Il bibliotecario ripudia e combatte qualsiasi forma di censura sui documenti che raccoglie e organizza e sull'informazione che fornisce». Per questo insistiamo: non può esserci vero progresso se uno strumento essenziale per la partecipazione democratica dei cittadini alla cosa pubblica, se la biblioteca non è vista come un servizio da difendere e sviluppare, da parte dei sindaci, dei governatori regionali, dei ministri, dei parlamentari.
Le cose che chiediamo sono già sul campo e hanno, non solo un nome, ma una storia, un'istruttoria più o meno avanzata, talvolta le prime realizzazioni da difendere, ma anche gli errori da correggere (come quel limite del 15%, irrazionale oltre che inaccettabile alle fotocopie per uso personale in biblioteca).
Si chiamano:

  • legge quadro, o legge sui principi del servizio bibliotecario nazionale, da costruire in stretta collaborazione con la Conferenza delle Regioni partendo dallo schema presentato in Parlamento già nelle legislature precedenti e in questa fermo alla fase di discussione ministeriale. In esso si contempla anche l'adozione da parte delle Regioni di leggi regionali aggiornate e congruenti con il nuovo contesto normativo e dove compaia l'obbligatorietà della biblioteca pubblica e gli standard di minima siano collegati ad azione sanzionatorie;
  • regolamentazione delle professioni non riconosciute, in coerenza con l'elaborazione recente del CNEL e con i disegni di legge già ampiamente discussi nel corso della precedente legislatura; in questo ambito si colloca la piena efficacia dell'Albo professionale italiano dei bibliotecari già istituito dall'AIB fin dal 1997;
  • riforma del deposito obbligatorio dei documenti, approvata in prima lettura e poi arenatasi tra le secche dei contrapposti emendamenti;
  • riforma dei servizi pubblici locali, considerando che la biblioteca comunale è appunto questo, anche se nel testo di quella proposta di legge non ritrovavamo l'attenzione che pure continuiamo a chiedere;
  • riconoscimento formale e sostanziale della figura professionale del bibliotecario, in quanto protagonista della qualità nel servizio al cittadino utente e professionista dell'informazione, in tutte le biblioteche, pubbliche e private, in quelle della scuola e dell'università e in tutti i contratti collettivi di lavoro;
  • sostegno all'AIB nel suo rilevante impegno per le attività internazionali, che includa le iniziative comunitarie in materia di biblioteche, gli scambi professionali, la cooperazione allo sviluppo.
Le biblioteche sono sempre più un elemento dell'infrastruttura socioeconomica oltre che un presidio culturale fondamentale. Per questo crediamo necessario legare maggiormente gli investimenti in questo campo alle politiche economiche del Governo ed alla sua visione del modello di sviluppo e di società.
Tali politiche si concretizzano in azioni e scelte che noi da tempo andiamo rappresentando. Per esse ci siamo battuti quando c'era bisogno di presidiare principi e valori non negoziabili e nello stesso tempo abbiamo aderito a iniziative e progetti proposti dai Governi nazionali e locali in un clima a un tempo di lealtà e di chiarezza. Citiamo tra gli altri il recente Protocollo d'intesa col Ministero della pubblica istruzione per la realizzazione e il potenziamento delle biblioteche scolastiche che costituiscono uno dei capisaldi di un nuovo modello di scuola teso a esaltare lo sviluppo dell'autonomia intellettuale degli allievi e a stimolare il gusto dell'avventura nell'universo delle conoscenze.
Nella visione più diffusa nei paesi democratici dell'Occidente gli investimenti nel nostro settore sono direttamente connessi alle politiche che riguardano i diritti individuali e gli standard di qualità della vita e del lavoro. È riconosciuto ormai senza riserve che le biblioteche concorrono a sostenere i comportamenti individuali e collettivi che determinano livelli più avanzati di qualità del tessuto sociale.
Investire in biblioteche e far crescere il livello professionale di chi ci lavora costituisce un contributo al rilancio di un'economia e di consumi qualificati, ecocompatibili, che mettono a valore un'energia che non costa niente, cioè l'intelligenza.
Se queste sono le proposte nate dalle nostre riflessioni siamo comunque disponibili a esaminare ogni iniziativa che il nuovo Governo, i Gruppi parlamentari, ogni singolo deputato o senatore intendano proporci.
L'AIB, orgogliosa della sua autonomia e forte del suo contatto diretto con i migliori operatori del settore, gran parte dei quali sono anche suoi soci, proseguirà nella sua missione per l'affermazione dei valori che da oltre settant'anni ispirano il mondo delle biblioteche in Italia e nel mondo e le comunità di cittadini e di studiosi che le considerano un presidio fondamentale della nostra civiltà.

Per il Comitato esecutivo nazionale
Il Presidente
Igino Poggiali