RECENSIONI E SEGNALAZIONI

Genre and ethnic collections: collected essays, edited by Milton T. Wolf and Murray S. Martin.  Greenwich: Jai Press, 1996.  2 v. (467 p. compless.).  (Foundations in library and information science; 38).  ISBN 0-7623-0218-6.  $ 157.

Fumetti, fantascienza, horror, letteratura caraibica: sono questi alcuni degli argomenti trattati nel trentottesimo volume della serie «Foundations in library and information science». Una raccolta di 17 saggi in cui vengono affrontati i problemi della formazione e della gestione di particolari collezioni librarie, considerate per lo più periferiche ed eccentriche rispetto ai materiali che di solito sono ritenuti degni di essere conservati in una biblioteca. Tali collezioni, nell'economia di questa raccolta proposta dai due curatori, vengono individuate dai due aggettivi di "genere" ed "etnico", attributi che nel suggerire una sterminata vastità di temi e argomenti possibili non aiutano di certo il lettore nell'orientamento e nella fruizione di questo ricco lavoro.

Una sorta di viaggio dunque, a tratti anche esotico, lungo zone del sapere appartenenti in parte al variegato universo della cultura di massa, imparentate più con i media della radio, del cinema, della televisione e della stampa periodica che con l'immagine libresca della cultura istituzionale. È il caso dei fumetti, ma anche delle detective stories e del western, contaminati oramai in maniera non trascurabile dalla loro rappresentazione sul grande e piccolo schermo.

Un libro che per la particolare natura dei generi trattati si rivolge non soltanto al bibliotecario professionista ma anche al collezionista privato. Intenzione, questa, esplicitata dai due curatori, che nell'introduzione ricordano come la conservazione e la formazione di questo tipo di raccolte siano state spesso opera della dedizione e, perché no, dell'amore del collezionista, senza il quale buona parte di questa pubblicistica "effimera" sarebbe andata perduta per sempre, essendo stata raramente considerata dal circuito bibliotecario.

Ogni saggio propone un panorama breve ma completo del genere trattato: storia, bibliografia, guida agli autori e alle raccolte librarie più interessanti e fornite esistenti al mondo. Difficile comunque rintracciare un filone unitario nei diversi saggi, ma riflettendo è possibile rinvenire un'ispirazione dettata da una concezione di cultura in senso antropologico. Considerata come la totalità delle attività pratiche e intellettuali che l'uomo compie in società, la cultura e il suo studio si traducono per l'antropologia in un'attenzione profonda ai minimi particolari della vita quotidiana, utilizzandoli come chiavi per comprendere il significato della società o del periodo storico oggetto d'analisi, orizzonte questo condiviso anche dalle più recenti scuole storiche e sociologiche. In questa prospettiva risulta chiara la motivazione che giustifica la conservazione di questo tipo di materiali: è la loro capacità di contribuire in maniera specifica «alla comprensione del nostro sviluppo sociale, e ad illuminare passaggi oscuri del nostro passato» che li rende degni di essere conservati. Come affermano i curatori nell'introduzione «a meno che queste scritture siano preservate noi saremo sempre nella posizione dei classicisti che tentano di ricostruire il passato da frammenti incompleti». Ad esempio le detective stories «pongono un'attenzione forte ai minuti dettagli della vita quotidiana e sono molto importanti come studi di un periodo e di una cultura particolare». Ma anche il western, come unica forma di letteratura tipicamente americana, pu˛ dirci molto sulla società che l'ha prodotto. Stesso discorso per i fumetti, insostituibili, «che forniscono interessanti intuizioni sulla storia culturale di un popolo e danno indizi importanti sui cambiamenti del gusto e degli stili».

Anche la scelta di trattare di collezioni librarie riguardanti generi come la fantasy e la fantascienza, accanto a collezioni "etniche" quali la letteratura basca o caraibica e il folklore ebraico, si chiarisce sullo sfondo di una concezione antropologica e non astratta della cultura e del sapere umano, come prodotto di una determinata società in un determinato tempo storico. Ma è proprio qui che troviamo un limite per così dire fisiologico e del tutto naturale nella trattazione di queste tematiche, il loro essere legate in maniera indissolubile a un luogo e a una società particolari. Per fare un rapido esempio, il saggio sui fumetti prende in considerazione solamente l'area americana, ma, viene da chiederci, sarebbe possibile per una biblioteca italiana decisa a costruire una collezione di questo genere escludere albi come Tex e Diabolik? Lo stesso discorso vale per generi come la fantascienza, la letteratura per bambini o il western (all'italiana).

Un'altra critica che sorge spontanea, scorrendo i saggi, è l'ossessione a far assurgere gli effimeri argomenti trattati a momenti più alti della cultura. Per generi come l'horror viene scomodato Eschilo, per la fantasy Omero, annacquando così l'immediata rilevanza socio-antropologica di questi generi, degni di essere conservati aldilà della loro vera o presunta discendenza da esperienze più alte e meno effimere della storia culturale.

Vincenzo Bitti, Roma