The roles of reference librarians: today and tomorrow, Kathleen Low editor. Binghamton: The Haworth Press, 1996. 173 p. ISBN 1-56024-798-3. $ 32.95. Pubblicato anche in «The reference librarian», n. 54 (1996).


Il volume si articola in quattro sezioni con un totale di tredici contributi scritti da autori diversi. La prima sezione riguarda lo stato dell'arte del reference: attraverso una rassegna storica si individuano i vari stadi dell'evoluzione del servizio dalla metà dell'Ottocento ai nostri giorni. Quindi si passa alle competenze richieste al bibliotecario che, svolta l'intervista all'utente secondo i consueti parametri che ben conosce chi si occupa del servizio, e che comunque qui vengono ripercorsi, deve arrivare a soddisfare e possibilmente anche a prevenire i bisogni dei propri utenti, bisogni sempre pił raffinati in seguito all'evoluzione tecnologica della società d'oggi.

Il riferimento a tale evoluzione è, direi, la nota dominante dell'intero volume, il comune denominatore di ogni intervento; esso viene visto come linea di demarcazione che divide il vecchio dal nuovo bibliotecario, il quale ultimo non può ormai prescindere dal possedere una base di conoscenze informatiche per "navigare" nel variegato mondo dell'informazione, conducendo al suo seguito l'utente. Infatti, se le necessità di quest'ultimo si sono elevate a un livello culturale sempre pił ricercato, non altrettanto si può dire delle sue conoscenze telematiche, alle quali non è in effetti tenuto, come lo è invece il bibliotecario, che così ancora una volta si deve proporre come intermediario tra consumatori e produttori d'informazione.

Negli Stati Uniti, poi, la veloce evoluzione tecnologica si accompagna a un altrettanto rapido mutamento demografico, elemento che pure richiede una revisione delle competenze da parte dei bibliotecari della front-line, che si trovano a rispondere a richieste anche culturalmente eterogenee. Quest'ultimo aspetto, trattato da uno dei pochi autori del volume che non è un bibliotecario, rappresenta un elemento di novità nel discorso di base sul reference: in Italia la presenza di diverse etnie non è ancora così determinante a livello culturale come negli USA, ma lo sta diventando, perciò una riflessione in tal senso potrebbe essere premonitrice di positivi interventi in una futura società multirazziale. Questo tema torna anche in seguito, nel libro, a dimostrare come la compresenza di diverse etnie in una stessa comunità debba essere tenuta in considerazione anche in altri due casi: nella formazione delle collezioni della biblioteca, perché essa resti sempre la testimonianza dell'evoluzione culturale del territorio al quale appartiene, e nella costituzione del personale della biblioteca, al fine di garantire all'utente una pluralità di riferimenti culturali.

Un'ex-bibliotecaria, infine, parla della propria esperienza al WELL (Whole Earth 'Lectronic Link'), un provider che insegna a usare Internet con discussioni in linea, dimostrando ancora una volta come l'essere professionalmente cresciuti all'interno di una biblioteca garantisca la capacità di rapportarsi con il pubblico e di impostare un'attività didattica nel mondo dell'informazione.

La seconda sezione del volume fa un passo avanti rispetto alla prima, tutto sommato déjà vue: infatti, trattando delle tendenze verso cui si deve indirizzare il nuovo bibliotecario, arriva a proporre una revisione totale delle mansioni all'interno della biblioteca, nella quale il posto focale deve essere ricoperto dall'addetto al reference: è infatti sulle sue capacità che si basano i nuovi indicatori dell'efficienza dell'istituzione. Questa mi sembra una proposta innovativa, specie per coloro che ancora pensano che il bibliotecario degno di reggere le chiavi della cultura biblioteconomica (italiana) sia il catalogatore. Č la front-line, sostiene un altro intervento, che permette di avere una reale consapevolezza delle necessità del servizio, che ormai richiede risposte sempre pił veloci, data l'evoluzione continua della tecnologia nel campo dell'informazione.

Nella terza sezione si affronta il problema di quale futuro avrà il reference service: due contributi un po' ammuffiti sulla storia del servizio dall'Ottocento a ieri (non oggi, perché troppo recente, forse), non impediscono al bell'articolo della stessa curatrice, Kathleen Low, di distinguersi vivacemente. La bibliotecaria californiana individua tre grandi aree di mutamento delle biblioteche rispetto al passato: quella economica, che porterà a un aumento dei costi del servizio di reference, per tutto il materiale elettronico di cui necessita (questo fatto deve spingere a comprendere la necessità che ogni biblioteca possa disporre di finanziamenti privati, e smetta di attendere, spesso invano, i sussidi governativi); l'area del mutamento tecnologico, già in atto da tempo, e che porta a riconfermare il bibliotecario di reference come colui che trova le informazioni, adesso anche in Internet; infine, il terzo mutamento: quello demografico. Esso determina nuove società e quindi porta a ridefinire i patrimoni necessari a ogni biblioteca per continuare ad assolvere al proprio ruolo di rappresentante della cultura nella quale è inserita.

La quarta e ultima sezione è costituita da una riflessione conclusiva sulla biblioteca del domani: la realtà virtuale porterà alla biblioteca virtuale? e ciò determinerà la morte del libro? Gli autori rassicurano che i volumi cartacei, senz'altro meno usati, semplicemente si conserveranno meglio! Le biblioteche esistono per dare alla gente informazioni, idee, conoscenze e risposte: e allora, si conclude, "isn't that what we're all about anyway?".

Emanuela Costanzo, Biblioteca dell'Istituto universitario di lingue moderne (IULM), Milano