Issues in collection management: librarians, booksellers, publishers, edited by Murray S. Martin. Greenwich (Conn.): Jai Press, 1995. XIII, 193 p. (Foundations in library and information science; 31). ISBN 1-55938-608-8. $ 73.25.


Bibliotecari, librai, editori: i saggi contenuti nel volume curato da Murray S. Martin si collocano all'interno di una sequenza che comprende anche distributori, autori, lettori. I vari elementi di questo spettro (prendo a prestito il termine da uno dei saggi del libro) sono rappresentati da figure professionali con funzioni molto diverse tra loro, ma comunque impegnate nel confronto con i problemi posti dalle nuove tecnologie e di conseguenza con il cambiamento delle funzioni e della struttura dei documenti.

Il volume affronta soprattutto temi legati alle biblioteche universitarie: può però essere considerato uno strumento utile anche per i bibliotecari che lavorano in altre situazioni. Infatti i saggi in esso contenuti, tratti quasi tutti dalla conferenza di Charleston del 1991, sono caratterizzati non solo dall'ampiezza dei temi trattati, ma anche dalla varietà dell'impostazione. Gli interventi contenuti nella prima parte del libro, che discutono problemi pił generali, contengono interessanti riflessioni sulle nuove tecnologie e sulle tendenze della produzione editoriale, analizzandone i riflessi sulla politica degli acquisti delle biblioteche. Probabilmente questa parte del libro è un po' datata: manca, solo per fare un esempio, ogni riferimento all'impatto di Internet sulle biblioteche. Le altre sezioni del libro contengono spesso vere e proprie relazioni di lavoro o risultati di indagini effettuate in situazioni particolari, ma nonostante la portata pił limitata e la destinazione pił precisa offrono spunti e suggerimenti per chi volesse ripetere le stesse esperienze nella propria biblioteca.

Ma la caratteristica principale degli interventi raccolti da Murray, e di quelli di cui egli è direttamente l'autore, è quella di porre in evidenza e di tracciare i percorsi futuri delle relazioni tra i segmenti della sequenza descritta nel titolo.

Martin sottolinea ad esempio la necessità di costruire o potenziare i rapporti tra la funzione di acquisition librarian, il prestito interno e quello interbibliotecario: una stretta collaborazione fra i tre servizi potrebbe garantire un utile scambio di informazioni sull'utilizzo del patrimonio della biblioteca e sulle esigenze degli utenti. Nel volume è da segnalare poi un gruppo di interventi in cui si analizza il nodo di relazioni che si costruiscono attorno al selector, cioè il bibliotecario che si occupa dell'analisi della produzione editoriale e degli orientamenti della ricerca accademica e che gli autori sintetizzano nel modello della liaison, un rapporto formalizzato e capillare con i docenti dell'università.

Anche il saggio di Ron L. Ray sulla scelta dei fornitori pone in relazione diversi settori della biblioteca, proponendo una diversa distribuzione delle responsabilità e un diverso coinvolgimento degli amministratori della biblioteca. Egli osserva infatti come i fornitori stiano assumendo un nuovo ruolo all'interno della biblioteca, offrendo non tanto sconti e tempi soddisfacenti di consegna, quanto invece servizi per il cliente e informazioni bibliografiche e gestionali. E poiché questo tipo di offerte richiede un maggiore investimento di risorse da parte dei librai, il loro giro d'affari all'interno della biblioteca è destinato a crescere. Per questo motivo, secondo Ron L. Ray, la scelta del fornitore dovrebbe coinvolgere, accanto ai bibliotecari, anche gli amministratori dell'istituzione di cui la biblioteca fa parte.

Č dedicato invece quasi esclusivamente a chi si occupa di acquisti, di gestione dei periodici e anche di document delivery, il saggio di Arlene Moore Sievers, intitolato Books in limbo. Nel saggio si invitano i bibliotecari a interpretare e a mettere in discussione le comunicazioni con cui i fornitori cancellano un ordine o dilazionano la consegna di un libro. Spesso infatti gli status reports sugli ordini in corso non sono attendibili: molti titoli dichiarati fuori commercio o non ancora usciti sono invece effettivamente disponibili. Ecco così che i libri non forniti entro 30-60 giorni dalla data dell'ordine finiscono in una sorta di limbo, si perdono. Ciò è dovuto in parte alla complessità delle relazioni tra venditori e case editrici, e a volte tra diverse case editrici all'interno dello stesso gruppo editoriale. In altri casi i programmi per la gestione del catalogo editoriale non consentono un recupero efficace di informazioni. I bibliotecari dovrebbero dunque riscoprire la vecchia abitudine di seguire capillarmente gli ordini rimasti nel limbo e non esitare a mettersi in contatto direttamente con l'editore per recuperare il libro fantasma.

Il saggio di Clifford Lynch sul tema del formato elettronico nelle opere di consultazione si colloca invece tra i saggi di respiro pił ampio. Egli ritiene che mentre la scelta di abbonarsi alla versione elettronica di un periodico piuttosto che a quella su carta ha motivazioni sia economiche sia di valore aggiunto, per quanto riguarda le opere di consultazione il formato elettronico offre esclusivamente un valore aggiunto.

L'editore di opere di consultazione in formato elettronico deve quindi investire molto per poter offrire alle biblioteche un prodotto interessante. Le biblioteche d'altra parte devono studiare attentamente le caratteristiche delle opere stesse, in base al numero delle licenze necessarie, alla compatibilità con i sistemi preesistenti, alle strategie di ricerca, alla qualità degli ipertesti, ai contenuti multimediali.

Nell'evidenziare le difficoltà di produzione e di diffusione di questi prodotti, l'autore mette in luce un aspetto particolare del nodo biblioteche-editori e sottolinea la necessità di trovare un terreno d'intesa, una forma costante di collaborazione. A questo proposito, risulta particolarmente interessante per il lettore italiano il capitolo dedicato alla storia della Akron University Press, che potrebbe costituire un punto di partenza per il dialogo tra editori e biblioteche, o tra editori e università, finora arenato nelle sabbie mobili delle cause di copyright.

In tutto il volume si alternano quindi due prospettive: la prima rivolta verso l'interno della biblioteca (i servizi, il loro funzionamento), l'altra verso l'esterno (il mondo accademico, la ricerca, gli editori). Martin suggerisce addirittura un ruolo attivo delle biblioteche in questo ambito, in cui si fronteggiano knowledge creators e information seekers, la ricerca e l'informazione: la sua proposta è di impostare il bilancio a favore dei libri e a scapito dei periodici. Questo potrebbe essere un modo per dare pił voce alla ricerca e per non smarrirsi nella vertigine dell'informazione. L'ipotesi è stimolante, anche se forse sposta su un terreno ancora inospitale la figura del bibliotecario. Il dibattito su questo tema è ancora infatti tutto da costruire.

Anna Vaglio, Università commerciale "Luigi Bocconi", Milano