Chi siamo, che cosa scriviamo, dove lo leggiamo
di Giulia Visintin

Dalla prima sede a Roma, la redazione della Letteratura professionale italiana si è spostata già da alcuni anni in una posizione meno centrale sotto vari punti di vista. Il più evidente, quello geografico, non è tuttavia trascurabile, nello svolgimento di un compito in cui la comunicazione con persone ed enti ha una funzione importante per la raccolta delle notizie. Questa raccolta, va detto subito, senza l'aiuto e la disponibilità di molte bibliotecarie e bibliotecari - per lo più piemontesi, per ovvi motivi, ma anche di altre regioni - non sarebbe stata soltanto meno agevole: si può dire senz'altro che non avrebbe potuto raggiungere la quantità di segnalazioni che ogni anno arricchisce la rubrica. È un piacere poter rinnovare sulle pagine del "Bollettino" un ringraziamento a tutti coloro che, interpellati o su propria iniziativa, hanno fornito suggerimenti e notizie.

È stato quasi naturale che, dal punto di osservazione delle compilatrici, la Letteratura professionale italiana diventasse non solo il tentativo di rendere un "servizio di analisi e d'indicizzazione [...] delle pubblicazioni nazionali specializzate", come nelle intenzioni originarie della rubrica, ma una occasione di conoscere - forse non completamente, ma nella misura più ampia possibile - quella parte della vita bibliotecaria italiana che trova una testimonianza scritta. Quella scrittura, non solo scientifica, che è un canale di comunicazione essenziale in una comunità professionale come la nostra, non numerosissima - è vero - ma in cui sono molte le persone che lavorano in sedi separate, o in piccoli gruppi. Se è vero, come spesso si è riconosciuto, che l'aspetto più vivace delle occasioni d'incontro, di seminari e convegni è il momento delle conversazioni informali e dei confronti personali di esperienze, è legittimo ritenere che anche la lettura della rubrica bibliografica del "Bollettino" possa contribuire a diffondere la conoscenza di quello che succede, di quello che si fa nelle biblioteche italiane. Una lettura distesa - nei limiti posti dalla forma del repertorio, ma anche le bibliografie hanno una loro eloquenza - che è un po' differente dalla più ovvia consultazione, alla ricerca, poniamo, di quanto è stato scritto di recente sulla catalogazione degli audiovisivi, o sulle biblioteche universitarie. Uso quest'ultimo che nella lettura di una singola puntata, o di più puntate, soffre tra l'altro della dispersione delle notizie fra le varie suddivisioni, e che potrà meglio esercitarsi sulla versione cumulativa della bibliografia su dischetto. Pensiamo invece ad una frequentazione meno formale e diretta, che non comporti sempre la successiva ricerca e lettura completa di tutti i contributi segnalati, ma che già sola possa servire ad ottenere una panoramica di attività, iniziative, progetti.

Giunti a poter consultare vent'anni di bibliografia italiana, si potrebbe tentare di tracciare perfino un profilo diacronico - se non storico - della vita bibliotecaria nel nostro paese. Un'operazione come questa sarà certo più attendibile quando si potranno confrontare le notizie, dal 1975 ad oggi, circoscrivendone con criteri uniformi i vari ambiti tematici. Le riflessioni di oggi si limitano a qualche osservazione fra le più immediate.

L'aumento della quantità delle notizie, ad esempio, non può costituire semplicemente il riscontro di una pur indiscutibile evoluzione - anche nel numero dei contributi - del dibattito e della comunicazione fra i bibliotecari. Troppi elementi esterni vi hanno influito (ad alcuni dei quali si cercherà di ovviare nell'edizione cumulata retrospettiva): dalle lacune nello spoglio regolare di una rivista o di una serie editoriale al fatto che le quantità massime raggiunte negli ultimi anni devono senz'altro qualcosa alla regolare uscita di quattro fascicoli per anno - per quattro annate di fila, salvo errore, non era mai successo prima - ciascuno con una puntata di Letteratura professionale fra le 100 e le 200 notizie.

L'introduzione recente della notizia delle principali recensioni alle pubblicazioni monografiche, a loro volta segnalate nella rubrica, non ha da parte sua incrementato che di poco il numero complessivo delle schede. D'altro canto, senza nutrire ambizioni più consone ad un indice delle citazioni, è parso opportuno dare traccia anche delle recensioni, parte a pieno titolo del dibattito e delle riflessioni in atto fra i bibliotecari.

Si potrebbe formulare l'ipotesi che certi temi di discussione abbiano riscosso in passato o riscuotano oggi un maggior successo. A prima vista, lasciando da parte il risalto occasionale di qualche argomento alla moda, la proporzione con cui la letteratura si distribuisce nei vari settori sembra abbastanza costante. Per esempio la quantità di scritti e di repertori segnalati sotto la voce Bibliografia non era nel 1984 molto diversa da quella di dieci anni dopo.

È indubbio che in questi vent'anni sono nate molte delle riviste e delle collane che costituiscono la parte centrale della letteratura italiana nel nostro settore. Ma se questo fenomeno fa parte della vitalità di una professione - come è stato detto - "allo stato nascente", senz'altro più interessante è l'attenzione che negli anni recenti al libro e alle biblioteche hanno rivolto rappresentanti di altri campi: informatici, economisti, storici, per non parlare della trasformazione nei rapporti, sul piano teorico e pratico, con le professioni affini degli archivi e della documentazione.

Non si può attribuire soltanto a moventi economici (che pure esistono) l'interesse del mondo dell'informatica, nelle sue infinite sfaccettature, per il nostro lavoro. Preferiamo pensare che sia possibile finalmente incontrarsi per comunicare e collaborare, effettivamente e tranquillamente, senza scoprire l'acqua calda ad ogni voltar di cantone: ne è testimonianza più d'uno fra gli interventi segnalati nella rubrica alla voce Informazione elettronica. Che sotto di essa si sia raccolta sovente una quantità notevole di schede per puntata (senza contare le notizie affini presentate sotto altre voci, come ad esempio molte di quelle sotto Cooperazione e sistemi o Uso di materiali elettronici nei servizi al pubblico), insieme con le incertezze che colgono la redazione al momento di indicizzare alcuni contributi più pionieristici di altri, in un campo in cui la frontiera si sposta rapidamente, è segno sicuro del fermento in cui la nostra professione è coinvolta grazie a questi strumenti.

Volgendo altrove lo sguardo, vediamo rispecchiati nella Letteratura professionale italiana il rinnovarsi e il diffondersi dell'interesse (qualcuno dice, e non del tutto a torto, eccessivo fino alla nausea) per la lettura di grandi e piccini, in biblioteca e fuori di essa. Abbiamo dunque visto libri sotto l'ombrellone, dal parrucchiere, alla stazione della metropolitana, nei racconti umoristici e fra le pieghe delle esperienze personali di musicisti e letterati. Anche chi nota la distanza percorsa non può non riconoscere che la strada è la stessa di quando si discuteva di bibliobus, o si aggiungeva in coda a ciascun fascicolo dell'allora "Bollettino d'informazioni" un sapido brano scelto fra la letteratura nobile e meno nobile a proposito di libri e biblioteche: quello di Max Frisch pubblicato alla fine del 1975 era stato intitolato - vedi caso - proprio Il piacere della lettura.


Nel considerare la Letteratura professionale italiana uno specchio della vita bibliotecaria italiana non è possibile dimenticare che non tutto vi è riflesso. Ci sono da un lato le difficoltà nella raccolta della documentazione meno diffusa, delle pubblicazioni locali: notiziari, ma anche studi e cataloghi, scritti usciti su riviste eccentriche, come è capitato negli anni scorsi (ma possiamo parlare solo di quelli di cui ci è giunta notizia) su mensili di turismo, di divulgazione dell'archeologia, di analisi dei prodotti di consumo. Chi sente la fatica dell'isolamento nel lavoro quotidiano sa apprezzare la testimonianza che arriva da una sede altrettanto isolata, e c'è da sperare che si incaricherà di diffondere almeno la notizia di ogni contributo alla letteratura professionale di cui fosse a qualche titolo responsabile.

Ma c'è un'altra parte della nostra comunità che non viene rispecchiata nella rubrica: quelle bibliotecarie e bibliotecari che non scrivono. Senza voler discutere le possibili cause di questo fatto, è indubbio che molte nostre esperienze di lavoro, buone o cattive, entusiasmanti o velleitarie che siano, non lasciano traccia scritta di sé, perlomeno a livello di diffusione dell'informazione, di possibilità di recuperarla e farne - come si dice - tesoro.

La quantità di contributi non sempre e non solo di grande impegno segnalati nella rubrica dovrebbe già - almeno nelle intenzioni di chi la compila - incoraggiare gli esitanti a mettere nero su bianco notizie, commenti e riflessioni. Ancor di più farebbe l'estendersi costante dell'abitudine, che rende così interessante certa letteratura anglosassone, a dare conto con equanimità e senso pratico di lavori in corso, di modifiche delle procedure, di innovazioni in atto o in progetto nelle nostre biblioteche. Della scarsità, qui da noi, di scritti di questo genere è già capitato di dispiacersi. È ragionevole pensare che - colmata - potrebbe contribuire ad accrescere il numero degli scritti leggibili con piacere e con profitto, e offrirebbe la possibilità di esprimersi a quelle persone che non desiderano - più che legittimamente - affrontare uno studio di grande respiro o che preferiscono il fare al bello scrivere. In un repertorio biografico friulano si può leggere una dedica che suona pressappoco: "a tutti quelli che sono nati o hanno vissuto e lavorato in questa regione, e il cui nome non è in questo libro".