Un'ottica nuova per le ISBD: la piccola rivoluzione delle risorse integrative

di Pino Buizza


ISBD è sigla familiare a tutti i bibliotecari, è lo sfondo costellato da una punteggiatura costante su cui si muovono in coreografie rassicuranti titoli e autori, curatori e editori, città e anni ... con incursioni meno consuete di dati tecnici, come le scale di rappresentazione o i requisiti dei computer. Evoca epiche diatribe sul punto, la virgola e il punto e virgola, e l'affrancamento dalla schiavitù del frontespizio, con la scansione logica degli elementi peritestuali che è sottesa allo schema. Oggi le polemiche sono sopite, è subentrato un consenso generale, non tanto perché siano state confutate le critiche (in particolare non è stata sanata la mancanza di riferimento a principi organici), ma perché quel modello descrittivo si è imposto di fatto e ormai è ritmo imprescindibile del catalogo. A più di trent'anni dall'incontro di Copenhagen (1969) gli standard per la descrizione bibliografica emanati dall'IFLA sono adottati dalla totalità delle bibliografie nazionali, e sono la base per le regole di descrizione nei codici nazionali e per la pratica catalografica della maggioranza delle biblioteche nel mondo. Sono tradotti in molte lingue e nuove traduzioni vengono annunciate a dimostrarne la diffusione sempre più capillare (in Iflanet un elenco incompleto delle traduzioni esistenti enumera diciannove lingue [1].
Mentre nel mondo delle biblioteche e dell'informazione tutto evolve e si trasforma con cicli sempre più brevi, possono resistere e risultare ancora funzionali schemi così stagionati? Una doppia risposta dell'IFLA alla sfida dell'aggiornamento giunge ora con la pubblicazione della revisione degli standard ISBD(M) [2] e ISBD(S), che diventa ISBD(CR) : International standard bibliographic description for serials and other continuing resources [3], perché comprende, oltre ai seriali, la più ampia categoria delle risorse continuative.[a]
La capacità di recepire le nuove esigenze e di corrispondervi è un fattore importante per il grado di soddisfazione che uno standard può offrire. Quando fu completata la prima edizione delle ISBD speciali con cui era garantita la copertura di ogni tipo di materiale (1980), fu enunciato il proposito di aggiornamenti a cadenza quinquennale. Il termine non fu rispettato e le nuove edizioni giunsero negli ultimi anni ottanta (1987-1992), affiancate dagli standard per le tipologie bibliografiche emergenti, i computer files (CF), 1990, rinnovati poi come electronic resources (ER), 1997. Le revisioni erano giustificate dall'esperienza dell'applicazione, il mutato panorama dell'editoria e la trasformazione in atto nelle biblioteche reclamavano le innovazioni per i materiali nuovi da gestire.
Negli stessi anni l'esigenza generalizzata di ridurre i costi della catalogazione aveva messo alla prova le ISBD, ma lo studio di una descrizione bibliografica di livello minimo [4] apparve a molti come una smentita dell'impegno profuso in precedenza per una descrizione precisa e completa, utile perché ordinata e ricca, e come una soluzione neppure efficace all'abbattimento dei costi [5]. Sotto la pressione della crescita esponenziale delle pubblicazioni, dei nuovi tipi di documenti da trattare, della diffusa automazione dei cataloghi, la questione fu affrontata con un impegno di più largo respiro, riesaminando la natura e gli scopi del record bibliografico e le funzioni che gli sono richieste. Dal Seminario sui record bibliografici tenuto a Stoccolma nel 1990 uscì la raccomandazione per uno studio sui requisiti funzionali per il record bibliografico [6, p. 145] il cui rapporto conclusivo è oggi noto come FRBR, Functional requirements for bibliographic records, 1998. Così, a partire dalle funzioni che il record deve svolgere per l'utente (trovare, identificare, selezionare e ottenere un'entità bibliografica), sono stati individuati gli elementi più importanti ed efficaci per le funzioni informative del record, distinguendoli da quelli funzionali a situazioni o scopi particolari, in modo che la riduzione del record bibliografico nazionale di livello base (basic level national bibliographic record, BLNBR) con l'esclusione di alcuni dati non risultasse a discapito delle sue funzioni principali.
Nel frattempo la cadenza quinquennale delle revisioni era ormai scaduta e le revisioni avviate nel 1998 sono mirate ad assicurare a tutte le ISBD conformità con FRBR, rendendo facoltativi gli elementi che sono tali nel livello base di FRBR. Altro intento è l'adeguamento ai problemi presentati dalle ultime produzioni dell'editoria elettronica e dalle esigenze della biblioteca digitale. L'esame delle due revisioni rivela semplici assestamenti con poche modifiche significative e l'adeguamento al BLNBR in ISBD(M); una categorizzazione fortemente innovativa delle tipologie e delle condizioni bibliografiche, che comporta una revisione della distribuzione dei documenti e delle risorse fra le diverse ISBD di pertinenza in ISBD(CR).

ISBD(M), 2002 revision, una revisione ad interim

Lo standard per le monografie a stampa, il primogenito nella famiglia ISBD, è il primo sottoposto a revisione nella nuova tornata. Non che se ne vedesse una necessità intrinseca: non accese il dibattito negli anni trascorsi dall'ultima edizione (1987), né l'evoluzione dei prodotti editoriali toccò particolarmente l'editoria a stampa. E' il lavoro di FRBR che procede con l'applicazione del livello base nelle ISBD. Nella primavera del 2000 venne diffusa per il commento a livello mondiale una lista di elementi da rendere facoltativi in ISBD(M) come nel BLNBR. Sulla base delle osservazioni raccolte, nell'aprile 2001 fu diffusa una bozza del testo rinnovato che, dopo un'ulteriore rielaborazione, è stato presentato nel maggio 2002 ed approvato in giugno, con pubblicazione su Iflanet a fine giugno 2002.
La novità più evidente non riguarda il contenuto, ma la modalità di pubblicazione della nuova ISBD(M). Novità estrinseca, ma curiosamente significativa, perché, a dispetto del suo essere destinata alle pubblicazioni a stampa, ISBD(M) ha come indicazione generale del materiale "[Risorsa elettronica]": è un testo non disponibile in forma stampata, ma «only on the Internet because the ISBD Review Group views it as an interim document subject to further review and revision in the near term» (dall'introduzione di John D. Byrum jr. [2, p. IV]). L'impegno è di tenere conto dell'evoluzione che anche i codici nazionali e multinazionali avranno nel breve periodo per corrispondere alle esigenze catalografiche avanzate dalle tipologie editoriali emergenti, in particolare dalle risorse elettroniche, per arrivare fra un altro anno a un'edizione consolidata a stampa.
La novità più significativa riguarda l'opzionalità degli elementi da trascrivere, ma va subito precisato che è un'impronta che caratterizzerà anche le altre revisioni in corso. E' esplicitamente presentato in 0.1.3 un ventaglio di tre possibilità, a cui corrisponde, lungo tutto il testo, la distribuzione degli elementi descrittivi secondo tre categorie di prescrizioni. Alcuni elementi sono obbligatori (mandatory) in ogni caso e sono presentati con le espressioni «si registra/no» («is given» or «are given»). Altri sono obbligatori solo in alcune situazioni, che vengono indicate con l'aggiunta di una frase condizionale: «se necessario per l'identificazione o altrimenti considerato importante per gli utenti del catalogo» («when necessary for identification or otherwise considered important to users of the catalogue»). Gli elementi della terza fascia infine sono facoltativi in ogni caso, quindi a completa discrezione delle agenzie, e sono presentati con le parole optional o may. Questa impostazione è vincolante per le bibliografie nazionali, mentre agenzie che non sono tenute a stabilire la registrazione autoritativa per lo scambio internazionale hanno più libertà di scelta sugli elementi da includere.
Le gerarchie stabilite rappresentano un primo frutto dello studio FRBR, in cui il valore dei singoli attributi (gli elementi di ISBD) è pesato sulle diverse funzioni che la registrazione bibliografica (e il catalogo o lista in cui essa è inserita) deve svolgere. La categoria degli elementi considerati obbligatori sub condicione attenua lo scarto troppo rigido fra sempre obbligatorio e del tutto facoltativo, fornendo anche un'indicazione di importanza intermedia. La seconda fra le condizioni che vincolano a registrare questi elementi (che siano «importanti per gli utenti») appare in realtà generica e riconducibile alla scelta soggettiva della terza categoria di elementi. La prima condizione (che siano «necessari per l'identificazione») riconosce correttamente il possibile valore identificante degli elementi cui si applica, ma nel contesto della presente revisione, di tipo "riduttivo", sembra suffragare una visione della descrizione principalmente, se non puramente, identificativa, mentre è sempre da valorizzare la funzione di rappresentare le pubblicazioni per le loro caratteristiche, a prescindere da quali siano necessarie all'identificazione e alla distinzione rispetto ad altre pubblicazioni (che è una distinzione ipotetica). Ad esempio, parrebbe poco descritto un libro di cui non vengano date le dimensioni, come sembra ammettere, con formulazione anomala e forse dovuta a un refuso, 5.3: «If the dimensions of the publication are given, they are expressed in terms of centimetres, when considered important to users of the catalogue» (la prima proposta di revisione considerava facoltativo l'elemento).
In particolare si registrano sub condicione i titoli paralleli, i complementi del titolo che non contengono elementi obbligatori (come è, ad esempio, una formulazione di «responsabilità principale»"), le formulazioni di responsabilità successive a quelle che dichiarano persone e/o enti con «responsabilità principale» (1.5.1 «Only statements naming persons and/or bodies with principal responsibility are required. Subsequent statements of responsibilities are included when necessary for identification or otherwise considered important to users of the catalogue»). Quest'ultima indicazione, nuova e non definita, apre la strada a una valutazione d'importanza delle responsabilità estranea al precedente testo e tuttora esclusa in 1.5.4.10, dove l'ordine delle formulazioni, nel caso se ne trascriva più d'una, è quello indicato dalla disposizione tipografica o dalla sequenza. Che cosa poi si debba intendere esattamente con «responsabilità principale» non è specificato e può risultare ambiguo.
L'espressione richiama il punto 10.1 dei Principi di Parigi, che stabilisce «se un autore è presentato nel libro come l'autore principale (principal author) […] la scheda principale (main entry) dell'opera deve essere fatta sotto il nome dell'autore principale (principal author)», concetto e norma ripresi, con altri termini e sempre in ambito di scelta dell'intestazione, in RICA 8 («Le opere che risultano dalla collaborazione di più autori, ad uno dei quali è dato maggiore rilievo rispetto agli altri […]»), e in AACR2, parte II con riferimento alle opere «a responsabilità condivisa in cui la responsabilità principale (principal responsibility) sia attribuita (linguisticamente o visivamente nella fonte principale d'informazione del documento catalogato) a una persona o a un ente» (21.6B1). Siano questi o altri i riferimenti, andava per lo meno precisata l'introduzione di un concetto nuovo e l'accezione dell'espressione, non consueta per il lettore di standard descrittivi. C'è un'ambiguità indipendente dalla traduzione italiana, che rende con "principale" sia principal che main. Si parla di autore (presentato come) principale (principal) in riferimento ad un'unica formulazione di responsabilità in cui linguisticamente o visivamente uno o più nomi hanno un rilievo preminente rispetto agli altri che condividono quella responsabilità; è quindi un dato eminentemente descrittivo (corrisponde ai segni formali del documento) a cui i codici, a certe condizioni, attribuiscono valore per la scelta dell'intestazione. Si parla di scheda o di intestazione principale (main) indipendentemente dalle formulazioni della fonte ed esclusivamente in rapporto alla scelta degli accessi, all'organizzazione del catalogo. Se leggo il testo di 1.5.1 secondo l'accezione suddetta di principal risultano obbligatorie soltanto le formulazioni di responsabilità multiple, ovvero condivise, in cui è espressa la preminenza di uno o più nomi rispetto agli altri (cioè devo dedurre che non è richiesta la trascrizione del nome dell'unico autore presentato come unico nome sulla fonte prescritta, né di nessun coautore presentato su un livello di parità). Se leggo il testo di 1.5.1 interpretando principal secondo l'accezione rappresentata normalmente da main, la «responsabilità principale» richiama direttamente la scelta dell'intestazione e sono indotto a un'operazione mentale che non guarda la fonte per selezionare e trascrivere, ma replica qui l'individuazione dell'autore principale, e sono indotto a limitare la registrazione alla sola intestazione principale o a non riportare responsabilità qualora l'intestazione principale sia al titolo, con un miscuglio concettuale del tutto insolito e fortemente regressivo, in quanto nega l'autonomia della descrizione.
In ogni caso spiacerebbe perdere, sulla scorta di questa indicazione, le responsabilità relative all'espressione dell'opera (curatori, traduttori, illustratori ...) che il rapporto FRBR ci aiuta a distinguere e a evidenziare, e la cui funzione è importante nel compito, sempre più necessario al tempo dell'opulenza bibliografica, di selezionare le manifestazioni.
Le osservazioni critiche all'impostazione riduttiva che aumenta gli elementi facoltativi (ma nella prima bozza erano ancor più numerosi) dipendono dalla convinzione del valore informativo di una descrizione ricca, soprattutto per la funzione selettiva (fra più record bibliografici) e per quella identificativa (fra record simili). Concedere omissioni di elementi facoltativi non significa impedirne la registrazione e possiamo immaginare che molte agenzie manterranno livelli descrittivi soddisfacenti, mentre quelle che più faticano potranno raggiungere la sufficienza: le specifiche dello standard favoriranno l'omogeneità fra queste descrizioni di base, lasciando la libertà e responsabilità di scegliere livelli descrittivi adatti alle esigenze degli utenti dei cataloghi.
Le altre modifiche riguardano prevalentemente le formulazioni, più che le prescrizioni e gli esempi (immutati, a parte pochissime eccezioni). Fra quelle che portano cambiamenti pratici si segnala la definizione dei "preliminari", nel glossario (0.2), che comprendono ora il frontespizio insieme con il suo verso e le pagine precedenti (oppure il sostituto del frontespizio con lo stesso corredo di verso e pagine precedenti).
In area 4 sono cambiati i criteri di scelta per il luogo di pubblicazione e il nome dell'editore presentati in più di una lingua e/o scrittura: si sceglie la forma nella lingua e/o scrittura del titolo proprio (4.1.11 e 4.2.7). Il cambiamento è dettato dall'intento di uniformità con altre ISBD che hanno analoghe prescrizioni, ma introduce un criterio nuovo e non necessario di coerenza linguistica lungo le aree della descrizione, anche dove la presentazione e l'evidenza tipografica imporrebbero, per una fedele rappresentazione della pubblicazione, lingue diverse: un contributo, probabilmente, alla lettura rapida della scheda, a discapito dell'accuratezza descrittiva.
Nuovo è, ovviamente, il riferimento a ISBD(CR), che appare in sostituzione di ISBD(S) nell'elenco degli standard (0.1.1) e nell'area 6, dove si richiama che il titolo proprio della serie corrisponde al titolo proprio della descrizione come seriale (6.1.1), ma appare anche nell'area della descrizione fisica a proposito di pubblicazioni a fogli mobili, con un rinvio (5.1.2.1) e con l'istruzione di seguire l'area 5 di ISBD(CR) nel registrare la designazione specifica del materiale e l'estensione delle pubblicazioni a fogli mobili (5.1.2.8). Non è un semplice tributo al nuovo titolo dello standard per i seriali, ma il segno che la riflessione sulle risorse continuative tocca anche le monografie e va a snidare, in mezzo alla loro staticità, quella particolare tipologia predisposta già nella confezione fisica all'aggiornamento nel tempo, avendo i fogli connessi in modo non stabile e permanente (con legatura), ma modificabile e temporaneo (con anelli apribili o altri analoghi dispositivi). Le pubblicazioni a fogli mobili, in precedenza tollerate fra le monografie per una svalutazione delle loro peculiarità e delle parti di aggiornamento rispetto all'insieme, cambiano natura e sono ora riclassificate come risorse continuative, purché il loro aggiornamento non sia preventivamente limitato nell'estensione o nel tempo.

ISBD(S) diventa ISBD(CR): nuove categorie per le risorse bibliografiche

La revisione dello standard per i seriali non è risultata altrettanto semplice e di superficie. Non è mai stato semplice trattare i seriali. La prima ISBD(S) (1974) si affiancò al modello di registrazione pensato, per scopi diversi, all'interno del programma per l'ISDS, International Serials Data System e rischiò di appiattirvsi. In particolare l'obiettivo di identificare il seriale imponeva all'ISDS la registrazione di un titolo identificante, caratterizzato cioè da elementi sicuramente distintivi aggiunti tutte le volte che il titolo reale non fosse sufficiente allo scopo. La difformità di questa impostazione rispetto alla descrizione bibliografica, che riporta formalmente il titolo quale è presente nella pubblicazione, fu rilevata, il titolo proprio fu confermato nella sua funzione descrittiva e la consonanza con ISDS fu limitata alla trascrizione, facoltativa, del titolo chiave dopo l'ISSN in area 8.
Da questa situazione iniziale lo standard ISBD(S) ha ereditato un rapporto non risolto con altri modelli descrittivi e in genere con il mondo degli specialisti dei periodici, e una posizione singolare all'interno della famiglia delle ISBD: non trattando un tipo di materiale, ma la condizione bibliografica seriale, doveva sovrapporsi alle ISBD che trattano i materiali specifici. La revisione pubblicata nel 1988, quella finora in vigore, si distinse soprattutto per l'equiparazione a tutto campo delle serie al seriale, con ripercussioni nelle ISBD per le monografie, nelle cui aree 6 divenne obbligatorio un trattamento della serie corrispondente a quello che essa avrebbe nell'area 1 se fosse trattata come un seriale. Si ignorava così l'assoluta differenza dei due ambiti.
La sfida dell'editoria elettronica ha avuto risposta con lo standard ISBD(ER), che in combinazione con ISBD(S) ha permesso la descrizione del periodico elettronico come fosse un periodico tradizionale presentato in un nuovo formato. Ma sono balzate alla ribalta altre risorse con caratteristiche non esattamente riconducibili né alla monografia, né al seriale.
I CD-ROM pubblicati in uscite successive in versione aggiornata (come la BNI, ad esempio), sono stati considerati come seriali, anche se era parso subito evidente che ogni disco nuovo non si aggiunge ai precedenti, ma li sostituisce. Non sono molto diversi da quelle pubblicazioni a stampa (spesso, ma non necessariamente, annuali), che avendo come scopo di fornire dati aggiornati in un certo ambito, si presentano con ogni nuovo numero come sostitutivo del precedente. La serie storica mantiene un valore documentario, perché fissa i dati relativi ad un preciso tempo passato, tanto per le pubblicazioni a stampa, quanto per i CD-ROM. Il suo grado di interesse dipende dal contenuto e dai modi del suo aggiornamento: è minimo quando l'aggiornamento comporta soltanto incremento di dati (come nei dischi delle bibliografie nazionali, che sono cumulativi), è maggiore quando l'aggiornamento comporta modificazioni dei dati preesistenti (vengono fornite le stesse notizie con valori nuovi e scompaiono i valori precedenti, come nel caso di statistiche che periodicamente danno il punto di situazioni in evoluzione continua e i valori dell'ultimo intervallo), è massimo quando l'aggiornamento comporta anche eliminazione di dati preesistenti (notizie che non sono più riportate, come, ad esempio, persone decedute non più citate in un Who's who?). Naturalmente esistono casi misti, in cui alla parte principale, costante e aggiornata di volta in volta con i valori nuovi, si affiancano notizie del periodo trascorso.
Con questa varietà di contenuti dei seriali tradizionali, anche i CD-ROM ad aggiornamento hanno trovato posto nello schema ISBD(S) + (ER). La sola variante del supporto (magnetico/ottico vs. cartaceo) non poteva costituire motivo sufficiente per una riconsiderazione dei modelli descrittivi.
Più difficile è risultato ricondurre a vecchi modelli i siti Web e tutte le risorse in rete caratterizzate da mobilità continua e non determinabile. La descrizione di una risorsa in movimento o è essa stessa in movimento in contemporanea (come una radiocronaca) oppure, se si fissa in una registrazione, non può che essere relativa ad un istante (come una fotografia "istantanea") o comunque limitata al momento in cui viene realizzata, non oltre (come qualsiasi resoconto di un inviato). In proposito ISBD(ER) si limita a provvedere con una nota che dichiari cambiamenti frequenti (7.2.2) e con una «nota sull'edizione o sul numero (issue) su cui si basa la descrizione di una risorsa dinamica ad accesso remoto» (7.9).
Ne è nato il desiderio di riflettere più precisamente sulla natura e sulle caratteristiche bibliografiche delle risorse dinamiche, in sviluppo (ongoing) che non condividono appieno la natura dei seriali, perché sono in ogni momento complete come monografie.
L'avvio di queste riflessioni si può fissare nello studio preparato da Jean Hirons e Crystal Graham per la conferenza di Toronto sui principi e lo sviluppo futuro delle AACR [7] in cui viene assunta una terza dimensione delle pubblicazioni, oltre le prime due ovvie: 1) contenuto intellettuale e/o artistico, 2) supporto fisico, 3) la modificabilità del contenuto nel tempo, sia estensivamente, attraverso supporti aggiuntivi, sia intensivamente, per modificazione del contenuto nel supporto esistente. Essa è chiamata publication status, è una caratteristica nativa della pubblicazione, non una condizione transitoria, è considerata fondamentale nel passaggio dal mondo relativamente stabile della stampa alle più mobili risorse elettroniche e porta alla distinzione fra pubblicazioni statiche (static) e dinamiche (ongoing), tutte quelle che non sono complete dall'inizio della pubblicazione. Queste sono a loro volta distinte in determinate e indeterminate, secondo l'intenzione di completarsi in un numero finito di parti e/o in un tempo definito, o di continuare indefinitamente. La natura dinamica del contenuto nelle pubblicazioni ongoing si manifesta in forma di aggiunte, se ogni uscita fornisce nuova informazione, o di aggiornamento (con aggiunta, cancellazione e cambiamento di parti tramite aggiornamenti) o di sostituzione, se ogni uscita rimpiazza completamente tutte le precedenti (gli ultimi due casi possono essere considerati più genericamente aggiornamenti, update).

Il contributo confronta quindi il modello in figura, che suddivide l'universo bibliografico secondo queste distinzioni articolate, con la distinzione binaria tra monografie e seriali, considerata troppo rigida; affermando che esiste un continuum dalle pubblicazioni del tutto statiche, ad un estremo, a quelle in sviluppo permanente all'altro estremo, le autrici mostrano la possibilità di spostare il confine tra monografie e seriali lungo diverse articolazioni del nuovo modello, per giungere infine all'ipotesi di abolizione del binomio monografia/seriale, sostituito completamente dal modello static/ongoing e dalle sue articolazioni interne, fra cui sono comprese come categorie particolari anche le monografie e i seriali.
Jean Hirons ebbe dal Joint Steering Committee for Revision of Anglo-American Cataloguing Rules l'incarico di elaborare ulteriormente il modello e le raccomandazioni per la catalogazione, poi di preparare proposte per una revisione delle regole per i seriali nelle AACR2. L'IFLA attivò nel 1998 l'ISBD(S) Working Group per la revisione dello standard con l'intento di ripensare gli ambiti e le categorie della serialità nella stessa direzione. Anche il Committe on Cataloging: Description & Access dell'ALA (ALCTS), la Library of Congress ed altri comitati di catalogazione nazionali e organismi dedicati al lavoro sui seriali hanno affrontato il tema ciascuno per la propria specificità e le proprie competenze, portando ad un'evoluzione e raffinamento del modello, all'assestamento della nuova terminologia, in parte modificata rispetto all'inizio. Il modello rivisto da Jean Hirons e presentato al JSC nel 1999 [8] è stato sostanzialmente accettato [9] e presenta così le risorse bibliografiche:

I criteri di distinzione (potremmo considerarli faccette) sono:
  • lo status della pubblicazione: che può essere statico per le risorse istantanee, immediate, cioè complete fin dall'inizio, oppure dinamico per le risorse in sviluppo, durevoli, da completarsi con momenti successivi;
  • la previsione di termine della pubblicazione: che può essere intenzionalmente predeterminato, oppure no perché la risorsa è intesa per continuare indefinitamente;
  • il modo di svolgimento nel tempo: può avvenire per aggiunta, cioè per successione e cumulazione di parti che restano discrete e insieme concorrono a realizzare la totalità della risorsa, oppure per integrazione di aggiornamenti che si fondono con o sostituiscono la risorsa preesistente, senza che rimangano parti discrete.
La seconda e terza faccetta naturalmente si applicano soltanto alle risorse che sono dinamiche secondo la prima faccetta. Per le risorse complete fin dall'inizio si può solo presentare un'ulteriore distinzione fra risorse in una o in più parti fisiche.
La maggiore differenza fra i due schemi sta nel diverso ordine di combinazione delle faccette. Nello schema Hirons-Graham abbiamo: status, previsione di termine, svolgimento. Nel successivo schema di Hirons abbiamo: previsione di termine, status, svolgimento. La prima sequenza è più logica e più immediata (separa subito le risorse che hanno problemi di continuità da quelle che non ne hanno); la seconda ha più corrispondenza con la tradizionale distinzione monografie/seriali e viene preferita perché privilegia la distinzione ritenuta più significativa funzionalmente, quella fra risorse determinate e indeterminate.
La revisione di ISBD(S) in (CR), proposta a Worldwide review nel 2001, approvata in giugno 2002 e disponibile a stampa da agosto, assume per la descrizione bibliografica il risultato di questa elaborazione, pur senza farvi esplicito riferimento. Attraverso il glossario si definiscono i termini adottati dall'IFLA e si evince lo schema sotteso.
Il titolo stesso porta traccia della novità lessicale inserendo «and other continuing resources». Dopo le risorse elettroniche, il termine resource è stato assunto come termine più ampio in grado di comprendere sia le tradizionali pubblicazioni, sia ogni altro documento non pubblicato, sia fonti disponibili a distanza senza un supporto fisico da maneggiare, pubblicate o no. La locuzione che appare nel glossario (0.2) con accezione onnicomprensiva è «Bibliographic resource: an expression or manifestation of a work or an item that forms the basis for a bibliographic description. A bibliographic resource may be in any medium or combination of media and may be tangible or intangible».
Continuing è il termine che è prevalso rispetto ad ongoing, con cui era iniziata la caratterizzazione delle risorse in movimento. Continuing resource (che ha rinvio da Ongoing resource) è: «A bibliographic resource that is issued over time with no predetermined conclusion. Continuing resources include serials and ongoing integrating resources».
La risorsa continuativa è caratterizzata dalla pubblicazione nel tempo e dall'assenza di conclusione predeterminata, l'intento di continuare indefinitamente che la distingue dalla risorsa finita (cioè intesa a concludersi). La distinzione interna a queste risorse considera il modo in cui le modificazioni successive permangono o confluiscono nella risorsa.
Il seriale è ora definito: «A continuing resource issued in a succession of discrete issues or parts, usually bearing numbering, that has no predetermined conclusion. Examples of serials include journals, magazines, electronic journals, continuing directories, annual reports, newspapers and monographic series», con una sottolineatura, rispetto alla definizione tradizionale, del fatto che le parti sono e restano discrete.
Al contrario, se le parti successive non sono o non restano discrete, ma sono incorporate nella risorsa, siamo in presenza di risorse che vengono chiamate integrative (integrating, ad integrazione), di cui è data la seguente definizione: «Integrating resource: A bibliographic resource that is added to or changed by means of updates that do not remain discrete and are integrated into the whole. Integrating resources can be finite or continuing. Examples of integrating resources include updating loose-leafs and updating Web sites».
Il glossario comprende anche una definizione di pubblicazione a fogli mobili in aggiornamento: «Updating loose-leaf: An integrating resource that consists of one or more base volumes updated by separate pages that are inserted, removed and/or substituted».
ISBD(CR) tratta l'insieme delle risorse continuative, col quale l'insieme delle risorse integrative, che comprendono anche risorse finite, si interseca. Eccezionalmente l'ambito è però allargato a tre categorie particolari di risorse finite: quelle pubblicate in parti successive con numerazione e con altre caratteristiche dei seriali (ad es.: la frequenza nel titolo), ma con durata limitata (come il notiziario di un evento), le ristampe di un seriale e le risorse integrative a termine (come il sito Web di una campagna elettorale) (0.1.1).
Si può rappresentare graficamente il modello assunto in una semplice matrice che, confrontata con gli schemi già presentati, mostra, al di là delle varianti terminologiche, sostanziale omogeneità e la possibilità di scavalcare il quesito sulla precedenza tra le faccette.

Risorse bibliografiche
Statiche (complete all'apparire)Dinamiche (incomplete all'apparire, in sviluppo)
A termine (intenzionalmente finite, determinate)Continuative (intenzionalmente indefinite, indeterminate)
Singole Monografie singole a data sempliceMultiparte Monografie multiparte a data sempliceSingole Fogli mobili a termine, testi elettronici revisionatiMultiparte Fogli mobili a termineSingole Fogli mobili in aggiornamento siti Web, databaseMultiparte Fogli mobili in aggiornamento databaseIntegrative
Monografie multiparte a data multiplaSeriali, compresi e-journalsIn successione

L'intersezione di risorse continuative e integrative è oggetto del contributo più interessante e innovativo di ISBD(CR). Lo standard tratta insieme tutte le risorse continuative, con la consueta sequenza delle note preliminari e degli elementi area per area. In vari punti tuttavia il testo si sdoppia come su due binari che corrono paralleli per il tratto necessario a fornire istruzioni differenziate per seriali e per risorse integrative (eventualmente distinte fra pubblicazioni a fogli mobili e risorse elettroniche), per poi ricongiungersi fino a nuovo smistamento. Abbiamo come due standard in uno, con le parti comuni non ripetute e una buona leggibilità. In omaggio all'applicabilità dello standard a risorse continuative appartenenti a diverse tipologie di materiali, sono fornite istruzioni differenziate o il rinvio ai rispettivi standard per materiali specifici.
Le indicazioni sugli elementi facoltativi sono state adeguate al BLNBR, con le tre gradazioni già esaminate in ISBD(M): elementi obbligatori, obbligatori sub condicione e facoltativi. Migliore precisione e omogeneità linguistica, anche nei confronti delle altre ISBD, sono riscontrabili in tutto il testo.
Una novità riguarda tutte le risorse continuative: nelle fonti delle informazioni compare il concetto di «fonte principale» (chief source, 0.5.2) - ben presente in ambito AACR, ma ignorato in ISBD, anche nella revisione 2002 di (M) - che giustifica l'ordine di preferenza fra le fonti, a cui seguono, ora con migliore chiarezza, le indicazioni sulle fonti prescritte.
L'appendice C, è notevolmente arricchita di esempi, molto più vari per lingue e per risorse documentate, ordinati per tipologia bibliografica per favorirne una lettura tematica.

Descrizione dei seriali: ancora il cambiamento di titolo

Per quanto riguarda i seriali possiamo considerare la revisione 2002 di consolidamento.
Per l'obiettivo di armonizzare gli standard bibliografici a diffusione mondiale dedicati ai seriali e prodotti in diversi ambiti, l'ISBD(S) Working Group ha lavorato in stretto contatto con gli organismi rappresentativi di AACR e dell'ISSN Network, con proficui scambi e convergenze, tesi a superare le differenze, a migliorare le possibilità di scambio di dati, a semplificare il lavoro delle agenzie che devono mantenere più archivi a livello nazionale, a ridurre la confusione degli utenti di fronte a record diversi. Nonostante l'apprezzamento per questa positiva cooperazione, per Ingrid Parent l'armonizzazione degli standard resta un obiettivo desiderabile. In realtà, come è confermato dal confronto in 0.3.3, restano ancora tutte le differenze con la descrizione ISSN, perché dipendono dalla sostanziale divergenza di obiettivi, essendo la registrazione ISSN finalizzata all'identificazione, non alla descrizione come ISBD (cfr. 0.1.3.1).
Il vero avvicinamento è avvenuto sull'identificazione del seriale rispetto ai cambiamenti che intervengono nel corso della pubblicazione, sui criteri per compilare nuove registrazioni. In 0.12 e 0.13, numeri aggiunti nella revisione, sono elencati i cambiamenti che richiedono una nuova descrizione e quelli che si considerano interni alla storia della risorsa.
Confermato il principio che un cambiamento di titolo proprio significa una nuova pubblicazione, sono cambiati i criteri per distinguere cambiamenti rilevanti e irrilevanti. In particolare un'aggiunta, cancellazione, cambiamento o spostamento di una parola dopo la quinta (la sesta se la prima è un articolo) è considerato rilevante soltanto se «cambia il significato del titolo o indica un soggetto diverso» (0.12.1.2): viene inserito prima un criterio meramente quantitativo con il limite delle parole immodificabili alle prime cinque (ma rimangono anche su queste i cambiamenti irrilevanti), poi un criterio semantico, una valutazione sul cambiamento di significato. Secondo 0.13.1.2 ora è irrilevante il cambiamento che riguarda un acronimo o una sigla rispetto alla forma estesa (e quando entrambe le forme sono presenti si sceglie come titolo proprio la forma estesa, 1.1.3.3). In 0.13.1.11 è irrilevante «l'aggiunta o cancellazione in qualsiasi parte del titolo di parole che indicano il tipo di risorsa, come magazine, journal o newsletter, o il loro equivalente in altre lingue», così che è irrilevante, nell'esempio, il cambiamento da Fussball-Jahrbuch a Fussball. Anche il cambiamento della formulazione di edizione comporta nuova descrizione solo se «indica un cambiamento significativo dell'ambito o della copertura del seriale» (0.12.2.2): una restrizione opportuna per trascurare variazioni puramente formali, poco evidenti oltre che poco rilevanti. Complessivamente questi criteri riducono il numero di cambiamenti di record con un certo sollievo per i serialisti (almeno se non li applichiamo retroattivamente), ma senza incidenza sul Worst serial title change of the year award [10]. I criteri più restrittivi e la corrispondenza con AACR2 e con ISSN non risolvono il problema di orientarsi fra la continuità culturale riconosciuta e ricercata in un seriale spezzato da diversi titoli successivi e la necessità del riconoscimento preciso dei dati bibliografici e citazionali di ogni sua parte o sequenza soggette a capricci editoriali. Il dilemma si risolve a livello di intestazione, di titolo chiave o di numero standard, e con opportuni legami fra titoli e fra registrazioni successive, più che con un'estenuante casistica di cambiamenti irrilevanti in uno standard descrittivo.
Oggi il tema viene affrontato anche attraverso lo studio di un International Standard Serial Title, ISST, un titolo stabile e identificante, basato sul primo numero del seriale, da ottenere con una combinazione di elementi del titolo chiave di ISSN e del titolo uniforme di AACR2, dal quale la descrizione sarebbe svincolata (e, in caso di cambiamenti irrilevanti, potrebbe seguire l'ultimo titolo); è un progetto, ancor poco chiaro, mi sembra, sotto l'egida dell'ISSN Network, in cui l'IFLA è coinvolta [11].
Il secondo cambiamento veramente significativo è l'allargamento dell'ambito dello standard a comprendere le pubblicazioni periodiche a termine (come i notiziari di un evento), che erano esplicitamente escluse nella vecchia definizione di seriale e ora non vi sono più citate, e le ristampe dei seriali, che essendo pubblicate unitariamente e non in parti successive sarebbero da trattare come monografie (0.1.1). La caratteristica di svolgimento temporale nel primo caso è stata privilegiata rispetto alla limitazione predeterminata; nel secondo è stata rivalutata, nonostante essa fosse presente solo nell'edizione originale.
Passa un po' inosservato il seriale elettronico, a cui sono dedicati pochi rimandi all'ISBD corrispondente (ER), secondo l'idea che il supporto non modifichi la natura della pubblicazione, né i criteri descrittivi. Solo per la designazione specifica del materiale ed estensione ci sono istruzioni distinte per seriali a stampa (5.1.3) e risorse continuative non a stampa (5.1.5). Nella pratica emergono le differenze che caratterizzano (ER), come la nota sui requisiti del sistema per le risorse locali, l'area 5 vuota e le note sulle modalità di accesso per le risorse remote.
Seguono, a mo' d'esempio, alcune delle modificazioni di minor rilievo che sono inserite lungo tutto il testo dello standard. Le bibliografie nazionali sono aggiunte alle fonti prescritte per la numerazione in area 3 (0.5.4): forniscono la prima designazione numerica quando non è disponibile la base per la descrizione. Altra istruzione aggiunta: se il primo fascicolo o parte manca di qualsiasi numerazione, ma in seguito si definisce un modello di designazione numerica, si inserisce il primo numero basandosi su questo modello (3.1.11): è una convergenza con l'analoga regola di AACR2 (12.3D1).
Ancora in area 3, non a caso detta ora genericamente Material (or type of publication) specific area, viene riconosciuta la sovrapponibilità delle ISBD, che è tipica dei seriali e delle risorse continuative in genere, ed è prevista esplicitamente la ripetizione dell'area per riportare, se del caso: numerazione (tipica di CR), formato della musica (tipico di PM), dati matematici (tipici di CM), tipo ed estensione della risorsa (tipico di ER). La numerazione è registrata per ultima e per primi si registrano i dati relativi al contenuto della risorsa (per PM o CM), mentre il tipo e l'estensione della risorsa elettronica stanno in posizione intermedia.
In area 7 alla nota sulla base della descrizione, obbligatoria, può ora essere aggiunta, facoltativamente, una nota sull'ultimo numero o parte consultato (che non sia l'ultimo uscito), se a) si sa che il seriale è cessato e non si dispone dell'ultimo pubblicato, né se ne hanno dettagli informativi da altre fonti, b) non si sa se siano stati pubblicati numeri successivi all'ultimo disponibile, c) la descrizione è stata modificata per aggiornare l'informazione sull'ultimo numero, o d) si desidera mostrare l'aggiornamento della descrizione (7.10.1).

Integrating resources, la piccola rivoluzione delle risorse integrative

Con la categorizzazione delle risorse bibliografiche e il trattamento delle integrative è stato operato un cambiamento "rivoluzionario" (scrive Ingrid Parent nell'introduzione), così che non possiamo valerci di riferimenti concettuali e pratici precostituiti, ma sperimentiamo un modello. Come si è visto, abbiamo termini nuovi, a cui corrispondono oggetti di descrizione finora compressi in schemi predisposti per altri tipi di documenti o di risorse, senza rispettare le loro caratteristiche intrinseche. Lo standard esemplifica ripetutamente le IR con le pubblicazioni a fogli mobili in aggiornamento, finora descritte con ISBD(M), sul versante cartaceo, e con i siti Web, finora descritti con ISBD(ER), dalla parte delle risorse elettroniche remote; si possono aggiungere altre risorse elettroniche come le basi dati, anche ad accesso locale, come quelle su CD-ROM ad aggiornamento programmato, finora descritti come seriali con ISBD(S) e (ER).[b]
Per alcuni caratteri comuni le risorse integrative sono ricondotte allo standard dei seriali, ma per le intrinseche differenza di natura (l'impermanenza delle parti o aggiornamenti, che non restano discreti neppure se emessi su supporti che sono tali) forzano quello stesso standard a sdoppiarsi per accoglierne le caratteristiche.
Come sappiamo, la descrizione di un seriale riassume una pubblicazione di più parti emesse nel tempo riportando alcuni dati comprensivi e cumulativi della pubblicazione nel suo insieme (estremi della numerazione e delle date di pubblicazione, estensione [...]) e dati bibliografici che si ripetono costanti su ciascuna parte (titoli e responsabilità, luogo e nome dell'editore, dimensioni [...]), con la segnalazione di eventuali variazioni significative in nota. Il concetto di «base della descrizione» fissa da quali delle parti, tendenzialmente equivalenti, ma spesso non identiche, debbano essere desunti i dati costanti (il primo fascicolo uscito o disponibile). La descrizione rende conto sommariamente sia della fisionomia delle parti sulla base della prima apparsa assunta come esemplare, sia dell'insieme della pubblicazione attraverso i dati riassuntivi della loro cumulazione.
La stessa logica, applicata alle risorse integrative, porta a scelte descrittive diverse. La descrizione rende conto innanzitutto dell'iterazione corrente (iteration è definita nel glossario: an instance of an integrating resource, either as first published or after it has been updated), e, solo secondariamente e come memoria, del suo sviluppo nel tempo e delle sue iterazioni e aggiornamenti, perché l'insieme della risorsa è costituito in ogni momento semplicemente dall'ultima versione. La base della descrizione è l'iterazione corrente (0.5.1.2); alla prima iterazione resta di testimoniare l'inizio della risorsa: le date di pubblicazione sono l'anno in cui la risorsa fu disponibile per la prima volta e, se la risorsa è chiusa, l'anno in cui è cessata, se è conosciuto (4.4.3). Le variazioni in una nuova iterazione di dati costanti comportano un atteggiamento inverso rispetto a quello assunto con i seriali: si modifica la descrizione portando nelle aree appropriate i dati aggiornati (per esempio in area 4 il luogo di pubblicazione e il nome del nuovo editore), mentre memoria dei dati precedenti e sostituiti viene conservata in nota.
Sono menzionati a questo proposito i cambiamenti di titolo proprio (1.1.7.1), titoli paralleli (1.3.4), complementi del titolo (1.4.8), formulazioni di responsabilità (1.5.6), formulazioni di edizione (2.1.6), luogo di pubblicazione, distribuzione, stampa o manifattura, nome dell'editore, distributore, tipografo o produttore (4.1.16, 4.2.11.2, 4.8.1), con richiami nell'area delle note. Queste istruzioni sono obbligatorie, a volte sub condicione, ma è realistico supporre che la pratica faticherà a modificare il record ogni volta che intervenga una variazione, non diversamente da come oggi è spesso trascurato l'aggiornamento in nota delle variazioni di un seriale. Troveremo molte schede non compilate sull'ultima iterazione disponibile: l'impostazione proposta da ISBD(CR) tende comunque a presentare una versione recente e, con la nota sulla base descrittiva, che dichiara l'iterazione consultata, purché non sia la prima (7.10.3), favorisce la lettura e il confronto con altre descrizioni.
Per il titolo proprio è eluso il problema dei cambiamenti rilevanti o irrilevanti, perché non comportano mai la compilazione di una nuova descrizione, neanche quando sono trasformazioni complete (in 0.13.2 è portato l'esempio di un sito Web che cambia titolo proprio da Hirnet a Terminal, ma è irrilevante perché è «the only change»). L'aggiornamento della registrazione prende in considerazione qualsiasi cambiamento e assume sempre il titolo attualmente corrente come titolo proprio, mentre il precedente è riportato in nota, dove può prodursi una sequenza di titoli precedenti, mentre non c'è proliferazione di record distinti. Implicitamente, e spesso di fatto, se non è appositamente conservata, non esiste più la risorsa integrativa col titolo precedente, completamente sostituita per contenuto da quella che è subentrata. Diversamente il seriale cessato per un cambiamento di titolo esiste ancora ed è di norma conservato e disponibile, in quanto non è sostituito, ma continuato e affiancato dal seriale che prosegue.
Per le risorse integrative una nuova registrazione è richiesta quando 1) la formulazione di edizione cambia e indica un cambiamento significativo dell'ambito o della copertura della risorsa, 2) cambia il medium fisico (per esempio dalla versione a stampa alla versione online), 3) si forma una risorsa dalla fusione di due o più altre risorse, 4) due o più risorse si formano dalla scissione di una risorsa (0.12.3). Le risorse integrative la cui registrazione viene chiusa, che sussistano o no, non possono più essere comprese nelle nuove iterazioni.
Secondo questo approccio sono svolte le istruzioni per i singoli elementi della descrizione: concordi e condivise con i seriali, fatta salva la base di partenza, quelle che fotografano l'iterazione considerata, diversificate quelle che toccano lo sviluppo nel tempo. Due aree presentano particolarità e soluzioni che vale la pena di richiamare.
L'area 3, per quanto riguarda la numerazione, non si applica, come risulta ovvio considerando che gli aggiornamenti successivi non permangono discreti e quindi non devono essere ordinati e distinti attraverso una designazione progressiva, come i numeri dei seriali.
L'area 5 non si applica alle risorse integrative ad accesso remoto, secondo l'impostazione di (ER). Per le pubblicazioni a fogli mobili è confermata la prassi corrente col numero dei volumi e la precisazione tra parentesi loose-leaf (5.1.4) per la designazione specifica. Per le risorse continuative non a stampa c'è il riferimento all'ISBD appropriata al materiale (5.1.5), così che sarà possibile per un database dichiarare che sono CD-ROM.
ISBD(CR) pone criteri di riferimento schematici abbastanza precisi, basati in parte sulla logica e in parte sulla convenienza della pratica catalografica quotidiana, le cui soluzioni tende a razionalizzare. La realtà è più complessa degli schemi e presenta situazioni miste e casi intermedi. Una complicazione già affrontata riguarda il periodico elettronico che, ad un certo punto della sua storia, viene riformattato sotto un nuovo titolo, cioè il nuovo titolo assume in sé anche la serie precedente: in 7.1.1.5.2 diventa una risorsa integrativa. Un cambio di natura a prima vista sorprendente, ma non privo di una logica: di fatto non c'è più il periodico precedente, è stato assimilato; come avviene quando un sito cambia titolo e porta con sé tutto quello che c'era sotto il titolo precedente. Sarebbe forse più corretto riconoscere la nuova formattazione come altra manifestazione dell'opera preesistente, contenuta nel nuovo periodico elettronico.
Numerose difficoltà sono inerenti alla natura instabile degli oggetti, di cui la descrizione, statica, può solo fissare una rappresentazione istantanea, non il filmato dello sviluppo. In questo senso non stupirà che la descrizione di una risorsa integrativa assomigli alla descrizione di una monografia, cui è allegata una data di nascita e alcuni attributi che ormai appartengono al passato.

Un passo fatto, altri passi da compiere

La revisione delle ISBD è tuttora in corso, in particolare sono in elaborazione (CM) e (ER), ma ogni modificazione di uno standard ha ripercussioni sugli altri per garantire coerenza. Deve essere completato per tutti l'adeguamento al livello base di FRBR [12]. Sicuramente datata risulta oggi ISBD(NBM), che non recepisce nuovi supporti e non può più mantenere lo spazio residuale che il titolo le attribuisce e che le è stato in parte tolto.
La sovrapposizione di alcuni standard pone in primo piano il tema dell'indicazione generale del materiale, che sempre più diventa necessaria nell'informazione multimediale e la cui trascrizione va definita per i casi di indicazione multipla. Il tema della fonte della descrizione soffre di formulazioni incoerenti e della difficoltà di trasferire l'impostazione adottata in una situazione di stabile presenza di una pagina convenzionalmente deputata a fornire la carta d'identità del documento (il frontespizio del libro), a situazioni in cui analoghe convenzioni non esistono e individuare una fonte informativa di sicuro riferimento diventa esercizio vano. Il trattamento della serie è allo studio dell'ISBD Review Group, come quello delle pubblicazioni disponibili in più formati.
L'impatto di FRBR deve ancora dare i suoi frutti ed è forse la scommessa più forte del prossimo futuro. Molto possiamo aspettarci, se i quattro livelli di entità e le loro relazioni diventeranno la struttura portante della registrazione, ma è una revisione che richiede elaborazioni e sperimentazioni il cui sviluppo è del tutto aperto, anche in rapporto alle possibilità di trattamento dei dati che saremo in grado di ottenere dalla tecnologia. Sono già avviati studi all'interno del JSC per incorporare la terminologia e i concetti di FRBR in AACR2 [13], la Commissione RICA sta orientando la revisione del nostro codice in questa direzione [14] e l'IFLA Section on Cataloguing ha lanciato un nuovo gruppo di lavoro su FRBR, per lo sviluppo e l'applicazione del modello. Giustamente, credo, i nuovi testi ISBD evitano di inserire sistematicamente il lessico di FRBR, finché una piena e precisa assunzione dei concetti non renda ai termini corrispondenti il giusto valore.
Da ultimo, continua il rapporto con le regole di catalogazione angloamericane e gli organismi che le mantengono, tra le cui iniziative attuali si segnalano gli studi sulla struttura logica delle regole, su contenuto e supporto, e sulla possibilità di riorganizzare la prima parte del codice, dedicata alla descrizione, per aree anziché per tipologie di documenti come è ora [13], che potrebbe preludere a una singola ISBD integrata.
Ce n'è a sufficienza per assicurarci che torneremo a parlare di ISBD.

NOTA

[a] La resa italiana delle nuove locuzioni è una scelta personale, a cui dovrà seguire il consenso nel lessico professionale.

[b] È curioso che manchino esempi di CD-ROM fra le risorse integrative, come se non rientrassero nella categoria, quasi permanesse un'incertezza per l'abitudine iniziale a trattarli come seriali e perché il supporto fisico dà una consistenza cumulativa alla risorsa. Nella definizione di risorse integrative sono gli aggiornamenti che non restano discreti (la parte aggiornante rispetto alla parte aggiornata), non i supporti delle nuove emissioni, e la distinzione fra aggiunta e aggiornamento si rivolge al contenuto, non al supporto, come è chiaramente espresso da Hirons e Graham e come conferma l'inclusione delle pubblicazioni a fogli mobili, di cui ci sono parti che restano discrete: i fogli sostituiti o eliminati.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Family of ISBDs. In Iflanet. <http://www.ifla.org/VI/3/nd1/isbdtran.htm>.

[2] ISBD(M) : International standard bibliographic description for monographic publications. 2002 revision, recommended by the ISBD Review Group, approved by the Standing Committee of the IFLA Section on Cataloguing. <http://www.ifla.org/VII/s13/pubs/isbd_m0602.pdf>

[3] ISBD(CR) : International standard bibliographic description for serials and other continuing resources. Revised from the ISBD(S):International Standard Bibliographic Description for Serials, recommended by the ISBD(S) Working Group, approved by the Standing Committees of the IFLA Section on Cataloguing and the IFLA Section on Serial Publications. München: Saur, 2002.

[4] Jay H. Lambrecht. Minimal level cataloging by national bibliographic agencies. München: Saur, 1992.

[5] Rossella Dini. Il catalogo di Alcuino: alcune riflessioni sulla catalogazione di livello minimo. In: Il linguaggio della biblioteca: scritti in onore di Diego Maltese, a cura di Mauro Guerrini. Milano: Editrice Bibliografica, 1996, p. 780-808.

[6] Seminar on bibliographic records : proceedings of the seminar held in Stockholm, 15-16 August 1990, and sponsored by the IFLA UBCIM Programme and the IFLA Division of bibliographic control, edited by Ross Bourne. München: Saur, 1992.

[7] Jean Hirons-Crystal Graham. Issues related to seriality. In: The principles and future of AACR: proceedings of the International conference on the principles and future development of AACR, Toronto, Ontario, Canada, October 23-25, 1997, Jean Weihs editor. Ottawa : Canadian library association, 1998, p. 180-212.

[8] Revising AACR2 to accomodate seriality: report to the Joint Steering Committee for Revision of AACR, prepared by Jean Hirons with the assistance of Regina Reynolds and Judy Kuhagen and the CONSER AACR Review Task Force. April 1999. <http://www.nlc-bnc.ca/jsc/ser-rep0.html>.

[9] Task Force on the Review of Revising AACR2 to accomodate seriality: rule revision proposals. Discussion papers. <http://www.ala.org/alcts/organization/ccs/ccda/tf-serr3.html>.

[10] ALCTS. Serials Section. Worst serial title change of the Year Committee. Worst serial title change of the year awards. <http://www.ala.org/alcts/organization/ss/worst.html>.

[11] Dorothy McGarry. ISBD(CR) e ISBD(CM). In: International conference Electronic resources: Rome, November 26 th -28 th 2001. <http://w3.uniroma1.it/ssab/er/relazioni/mcgarry_ita.pdf>

[12] IFLA Section on Cataloguing. Strategic plan 2001-2003. In: «SCATNews», n. 17 (Jul. 2002). <http://www.ifla.org/VII/s13/scatn/news17.pdf>.

[13] Nathalie Schulz. Outcomes of the Meeting of the Joint Steering Committee held in New Haven, Connecticut, USA, May 13-15 2002. <http://www.nlc-bnc.ca/jsc/0205out.html>.

[14] Commissione RICA. L'applicazione del modello FRBR ai cataloghi: problemi generali e di impiego normativo. <http://www.iccu.sbn.it/ricacom.html>.


PINO BUIZZA, Biblioteca Queriniana, via Mazzini 1, 25121 Brescia, e-mail gbuizza@comune.brescia.it.

Tutti i siti citati sono stati visitati in data 7 agosto 2002. Un vivo ringraziamento a Mauro Guerrini, membro dell'ISBD Review Group, che mi ha costantemente fornito documentazione sull'attività di revisione.