RECENSIONI E SEGNALAZIONI

Margaret Lobban.  Training library assistants.  London: Library Association, 1997.  XI, 67 p.  (Library training guides).  ISBN 1-85604-139-5.  20.

Questo libro fa parte della nuova serie inglese «Library training guides» (LTG), curata da David Baker, che realizza brevi scritti relativi alla formazione dei bibliotecari in aree specifiche, curando l'aggiornamento del personale.

Prima di entrare nel vivo della questione, l'autrice introduce la figura dell'assistente di biblioteca, sottolineando come oggi questa sia molto diversa rispetto a un tempo, più specializzata. Facendo riferimento alla situazione in Inghilterra e Scozia, sottolinea come una volta i passaggi di carriera fossero automatici, mentre oggi sono necessari corsi e diplomi per raggiungere certe posizioni, portando a una situazione confusa e a un non ben definito percorso di carriera (cosa che, tutto sommato, si sta verificando anche nel nostro paese).

Il manuale si articola sostanzialmente in due parti: la prima, più ampia, è teorica; la seconda comprende alcune appendici che costituiscono esempi pratici di programmi di corsi per assistenti di biblioteca. Al termine di ogni capitolo è presente una bibliografia, composta quasi esclusivamente di testi pubblicati in Gran Bretagna, che viene poi completata al termine della parte teorica con un'ulteriore bibliografia selezionata.

Nel capitolo iniziale viene precisato il ruolo dell'assistente di biblioteca, sottolineandone la varietà del lavoro, la necessità di un'elevata preparazione tecnica e della conoscenza dell'uso delle tecnologie informatiche, l'importanza del servizio all'utente.

L'ambiente universitario ha visto enormi cambiamenti e, conseguentemente, le biblioteche universitarie devono fornire servizi sempre più vari: da qui l'importanza della formazione del personale bibliotecario che dovrà utilizzare le proprie abilità tecnologiche per supportare sia il personale docente sia gli studenti.

Nelle biblioteche pubbliche gli assistenti di biblioteca con anzianità di servizio assumono un ruolo sempre più ampio: esiste un direttore bibliotecario di zona, ma le singole biblioteche vengono quotidianamente gestite dai primi. Viene altresì curato l'aspetto della sicurezza sul posto di lavoro, anche riguardo ad aggressioni e violenze sul personale, tanto da organizzare corsi di autodifesa da parte di enti locali e associazioni bibliotecarie. Anche nelle biblioteche pubbliche il personale deve essere costantemente aggiornato sugli sviluppi tecnologici.

La Lobban sottolinea come sia importante l'induction programme, cioè l'inserimento dell'assistente di biblioteca appena assunto. Come nella tradizione anglosassone, si tratta di un programma ben definito, in cui gli obiettivi sono chiaramente elencati insieme a tutti gli aspetti che devono venir curati: l'accoglienza, lo sviluppo dei rapporti interpersonali sia con i lettori che con i colleghi, la formazione tecnica, in particolare l'uso della tecnologia informatica. Il personale deve sentire di appartenere a una squadra il cui leader non deve stare in cattedra: si sviluppa così il concetto di service leadership, già esposto dagli americani Bennis e Nanus nel 1985, con la conseguente organizzazione di corsi di formazione per supervisori.

È interessante l'analisi della figura del training officer, che non deve necessariamente conoscere lo specifico del lavoro, ma dovrebbe essere affidabile, paziente e soprattutto conoscere i metodi di formazione. Questa è la prima delle WH questions che vengono introdotte: who?=chi?; what?=quali gli obiettivi della formazione?; where?=dove avrà luogo?; when?=i tempi di attuazione. La formazione deve avvenire sia sul posto di lavoro sia all'esterno. A tal proposito, nel capitolo conclusivo l'autrice analizza dettagliatamente l'organizzazione della formazione nelle biblioteche, l'impiego del personale coinvolto, i bisogni cui venire incontro e le relative priorità, i costi.

L'autrice passa inoltre in rassegna i corsi qualificanti per la professione bibliotecaria nel Regno Unito. Essendo là già attivo un Albo professionale (Professional Register) riconosciuto in sede europea (come si auspica sarà in un prossimo futuro anche nel nostro paese), l'assistente di biblioteca mira a una formazione universitaria che gli consenta di accedervi. Si possono comunque raggiungere alcune qualifiche all'interno del proprio posto di lavoro venendo riconosciuti miglioramenti in base al lavoro svolto e alle modalità di attuazione. Esistono infatti le National Vocational Qualifications o (in Scozia) le Scottish National Vocational Qualifications, in base alle quali vengono stabiliti alcuni standard professionali, non solo per la professione di bibliotecaria, che vengono periodicamente aggiornati e che prevedono diversi livelli di professionalità: il candidato potrà così essere giudicato in un assessment centre, sotto la guida di un assessor, fino a ottenere la qualifica per cui si è iscritto.

La Lobban conclude sottolineando ancora una volta come la formazione dell'assistente di biblioteca sia di primaria importanza e debba essere resa efficace, cercando di superare gli ostacoli che via via si presentano, in primo luogo quelli economici, al fine di poter guadagnare in qualità di lavoro e di poter costruire un percorso di carriera ufficiale per questo tipo di figura chiamata "paraprofessionale".

Grazia Puiatti, Dipartimento di lingue e civiltà dell'Europa centro-orientale, Università di Udine