RECENSIONI E SEGNALAZIONI

Un'idea di biblioteca. Premessa di Enzo Esposito.  Napoli: CUEN, 1996.  314 p.: ill.  (Laboratorio; 22).  ISBN 88-7146-328-5.  L. 27.000.

«La civiltà contemporanea è attraversata da profonde trasformazioni che investono i contenuti e le forme dell'elaborazione intellettuale, attuandosi in processi di comunicazione che sempre più spesso passano per canali diversi da quelli tradizionali. Ai classici supporti dell'informazione scritta si affiancano nuovi mezzi ad alta tecnologia: di conseguenza cambiano le modalità di fruizione, lettura, studio, ricerca. Il mondo bibliotecario vede nascere intorno a sé una pluralità di concorrenti e l'antica casa del sapere rischia di ritrovarsi emarginata rispetto ai nuovi percorsi dell'informazione. Ma il rischio maggiore verrebbe dalla svalutazione e dispersione di quel tesoro di conoscenze pratiche e teoriche che hanno fatto della biblioteca il luogo privilegiato della mediazione culturale. Occorre quindi un vigoroso rilancio dell'istituzione bibliotecaria; e questo dovrà passare attraverso una nuova progettualità che sappia organicamente appropriarsi delle esigenze che si vanno affacciando, a cominciare da un radicale ripensamento delle strutture architettoniche e degli spazi destinati a conciliare le nuove funzioni con quelle tradizionali».

Su queste premesse l'Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli ha organizzato un convegno internazionale, svoltosi nell'ottobre 1995, le cui relazioni sono state raccolte nel presente volume, pubblicato nel corso del 1996 e ristampato l'anno successivo.

Nel primo capitolo, Enzo Esposito, promotore del congresso, cerca di delineare i nuovi percorsi del sapere che fanno ormai concorrenza al sapere bibliografico, territorio specifico per biblioteche e bibliotecari. Un tempo si parlava di "materiale non librario" e si accettava l'idea che stampe, manifesti, cartoline e, successivamente, microfilm, microfiche e materiali sonori venissero conservati nell'edificio biblioteca. Con l'arrivo della rivoluzione informatica e telematica la situazione è profondamente mutata: gli utenti hanno e avranno sempre più bisogno di informazioni rapidissime e mirate che «presuppongono l'esistenza di strutture efficienti, in cui ricercatori e documentalisti lavorino fianco a fianco al servizio di un determinato progetto di ricerca».

Ma le biblioteche posseggono due buoni motivi per continuare a esistere: in primo luogo, le discipline umanistiche necessitano ancora della ricerca classica che può essere suddivisa usando due termini tipici della storiografia contemporanea in ricerca in tempi brevi (in occasioni di necessità emergente) e ricerca in tempi lunghi, svincolata da ogni occasione. Quindi, mentre i centri di documentazione rispondono a bisogni determinati, le biblioteche avranno il compito «dell'aggiornamento sistematico, organico e virtualmente totale di tutti i rami della conoscenza».

Il capitolo successivo è dedicato a un'"elucubrazione" di Alfredo Serrai sui Fondamenti etico-gnoseologici della biblioteca, riassunti in una piattaforma di 21 punti che mira a salvaguardare quelle biblioteche intese come «solo relitto di ideali umani e culturali del passato» che ricoprono il ruolo fondamentale di testimonianza storica, mentre le altre forniscono solamente «i ferri dei vari mestieri e delle diverse singole perizie».

Ma l'edificio-biblioteca deve prima di tutto rispondere a criteri di funzionalità architettonica, così come era stato evidenziato già da Vitruvio in età romana e come l'Illuminismo ha riproposto in epoca moderna. Giovanni Carbonara accompagna il concetto di funzionalità a quello di flessibilità, intesa come «capacità di piegarsi alla mutevolezza delle funzioni» e ci presenta un «manufatto architettonico» non finito, pronto, con apposite opere di riadattamento, a «nuovi ed imprevedibili usi».

Nel contributo seguente, Vincenzo De Gregorio si occupa di un problema di notevole rilevanza quale Responsabilità e integrazione di competenze nella progettazione, fornendo anche un breve excursus storico inerente al rapporto tra architetto, committente e bibliotecario. Questo oggi deve essere inserito nel quadro innovativo del project management, per rendere operativa la sinergia delle competenze e funzioni. Solo in questo modo potremo evitare quei cattivi esempi di progettazione bibliotecaria che si sono visti in ambito universitario, ambiente che avrebbe il compito di «fungere da lume per il resto della società».

Mario Docci sottolinea il ruolo fondamentale svolto sulla nostra psiche dagli aspetti architettonici, che devono tendere al benessere psicologico: «Nelle biblioteche, in particolare, è necessario che il lettore sia messo in condizione di svolgere la propria attività all'interno di uno spazio accogliente, dove le forme architettoniche concorrono a creare una condizione psicologica adatta alla concentrazione». Docci conclude scrivendo: «In sintesi, gli spazi per le biblioteche devono essere studiati fin nei più minimi dettagli».

Tre relazioni sono dedicate al riuso e restauro di biblioteche in sedi storiche. Roberto Di Stefano afferma che nel passaggio dalla carta stampata all'elettronica i due fattori storici legati all'idea di biblioteca (simbolo di potenza e sviluppo della ricerca) vengono ad assumere una nuova importanza: il primo significa anche "simbolo di civiltà", una civiltà che continuerà a conservare il libro e la lettura, mentre il fattore tecnico interverrà nella pratica del restauro che permetterà la trasmissione al futuro non solamente delle cose, ma del valore in esse contenuto.

Donatino Domini espone la situazione dei servizi bibliotecari di Ravenna, che dalla metà del Seicento sono stati ospitati nel complesso Classense, inizialmente come Libreria ecclesiastica poi come Biblioteca civica della città. Purtroppo, con il passare dei secoli si è assistito a una serie di interventi architettonici che hanno devastato l'Abbazia Camaldolese, procedendo alla cancellazione e al riutilizzo dei grandi corridoi e delle stanze di preghiera per ottenere archivi o sale di lettura. Nasce l'esigenza di una progettualità che non può fondarsi solo sul processo biblioteconomico o architettonico, ma deve essere comparata anche con il luogo fisico, inteso nella sua valenza storica e culturale.

La Biblioteca della Camera dei deputati, ubicata nel complesso domenicano della Minerva di Roma, ci offre un altro esempio di recupero e ristrutturazione di sede storica. Emilia Lamaro, responsabile della Biblioteca, illustra le varie fasi del progetto, portato felicemente a termine grazie a una piena intesa tra le varie amministrazioni.

Nel saggio successivo Michel Mélot delinea il prototipo di mediateca, termine che in Francia ha avuto una maggiore diffusione rispetto a noi. La médiathèque per eccellenza sembra essere il Centro Georges Pompidou a Parigi, ma ad esso si è aggiunta la Maison du livre, de l'image et du son a Villeurbanne, una struttura funzionale con un esteso ventaglio di servizi culturali in offerta, più frutto di una volontà politica che risposta ad effettivi bisogni.

Si passa ad analizzare, con Fiorella Romano, il Polo SBN di Napoli, nato agli inizi degli anni Ottanta come progetto cooperativo tra biblioteche di diversa tipologia e divenuto, in pochi anni, "polo d'attrazione" per altre biblioteche meridionali. Ma numerose sono ancora oggi le tappe da percorrere per arrivare alla configurazione di una "biblioteca virtuale" cittadina, anche se, per la Romano, SBN è un prodotto rivolto al bibliotecario piuttosto che all'utente.

La migrazione in Indice di SBN e la relativa nascita del catalogo collettivo delle biblioteche italiane, operazione progettata da diversi anni, consentirà di estendere la pratica della catalogazione partecipata, la cui forzata astinenza ha causato a taluni bibliotecari vere e proprie crisi di identità. Questo è quanto affermato da Maria Angarano Moscarelli che termina il suo intervento ribadendo che l'oggetto più piacevole da toccare rimane il libro e che il rapporto privilegiato con esso «non potrà mai essere completamente sostituito da alcun surrogato, così come le biblioteche dovranno continuare a rimanere luoghi vivi, frequentati, perché il villaggio 'virtuale' non esclude ancora l'esistenza di case 'reali', dove gli individui 'reali' possano incontrare 'realmente' i loro amici».

In Germania, agli inizi degli anni Settanta, Heinz Edmunds delinea il concetto di biblioteca "tripartita": come era in passato, come si è evoluta in questo secolo, come sarà in futuro. La terza fase dovrebbe fondarsi sul "principio della vicinanza", ovvero un crescente avvicinamento della struttura agli interessi dell'utente. La biblioteca portata ad esempio da Ute Klaassen è quella di Gütersloh, nata da un progetto di continuo adeguamento alle offerte mediatiche, dove il compito dei bibliotecari diventa quello di uniformarsi costantemente alle aspettative dei cittadini, intuendo i cambiamenti e rilevando anticipatamente i nuovi bisogni.

Internet ha trasformato la biblioteca da luogo fisico a servizio e per prepararsi ad affrontare il futuro «bisogna riscoprire la centralità da parte dell'utente nelle biblioteche». Compito fondamentale di ogni operatore diverrà l'educazione del "cliente" che potrà essere effettuata anche via telefono, per posta elettronica o per fax. Anna Maria Tammaro continua fornendo un'ottima appendice bibliografica a fine capitolo che evidenzia ulteriormente la scarsa letteratura italiana sul tema.

Giovanni Solimine delinea l'evoluzione della consultazione, che può riassumere le trasformazioni che la biblioteca ha subito nel corso del tempo e la sua diversità con il servizio di reference, prodotto tipico della civiltà anglosassone. Egli tenta inoltre di delineare i nuovi orizzonti della bibliografia e della biblioteca, in un capitolo che per l'ampiezza delle tematiche affrontate meriterebbe un commento e una riflessione molto più profondi.

Le pagine che seguono sono dedicate all'imponente progetto della TGB (Très Grande Bibliothèque), voluta dal Presidente Mitterrand e progettata dall'ormai celeberrimo architetto Dominique Pérrault, mentre ricca di spunti risulta essere la relazione di Igino Poggiali che evidenzia come in Portogallo, paese molto più povero del nostro, le biblioteche abbiano assunto un ruolo di fondamentale rilevanza nel processo di riqualificazione delle aree urbane, tanto da esercitare un valore simbolico sul tessuto urbano circostante.

Giuseppina Zappella, nel tentativo di rispondere al quesito Qual è stato l'uso dell'immagine nella biblioteca dall'antichità ai nostri giorni? chiude il volume percorrendo sinteticamente i «venti secoli di sviluppo dell'iconografia nella tipologia ambientale della biblioteca».

Nella notazione finale Enzo Esposito sottolinea come "la casa dei libri" abbia sempre acceso la fantasia di architetti, artisti e uomini di cultura e questo saggio, così ricco, fantasioso, innovativo e nello stesso tempo antico, ne è l'esempio più eclatante.

Patrizia Lùperi, Biblioteca del Dipartimento di lingue e letterature romanze, Università di Pisa