[AIB] Associazione italiana biblioteche. Bollettino AIB 1997 n. 3 p. 374-376
RECENSIONI E SEGNALAZIONI

Knowledge organization and quality management: proceedings of the third International ISKO Conference, 20-24 June 1994, Copenhagen, Denmark, organized by the Royal School of Librarianship Copenhagen, Denmark, in cooperation with the International Society for Knowledge Organization, Germany, with support from Dan Fink's Foundation, Denmark; edited by Hanne Albrechtsen and Susanne Oernager. Frankfurt/Main: Indeks Verlag, 1994. 457 p. (Advances in knowledge organization; 4). ISBN 3-88672-023-3. DM 88.

Knowledge organization and change: proceedings of the fourth International ISKO Conference, 15-18 July 1996, Washington, DC, USA, organized by the Office of the Director for public service collections, Library of Congress, the ISKO General Secretariat and OCLC Forest Press; edited by Rebecca Green. Frankfurt/Main: Indeks Verlag, 1996. 431 p. (Advances in knowledge organization; 5). ISBN 3-88672-023-1. DM 88.


Gli atti della terza Conferenza internazionale dell'ISKO, svoltasi a Copenhagen nel giugno 1994, sembrano essere l'incarnazione di quelle difficoltà alle quali la Società internazionale per l'organizzazione del sapere si proponeva, proprio con tale convegno, di porre un rimedio. La lettura di questo quarto volume della collana "Advances in knowledge organization", infatti, potrebbe far pensare, volendo usare una metafora un poco ironica, alla morte del prof. Frankenstein ucciso dalla sua stessa creatura.

Obiettivo esplicito dell'incontro era il tentativo di lanciare un ponte tra la ricerca "accademica" relativa all'organizzazione del sapere e le applicazioni di questa stessa disciplina nel settore delle decisioni, con particolare riferimento al mondo dell'industria. Tuttavia, pur puntando a questo obiettivo dichiarato, tutte le relazioni finiscono con l'inciampare in un problema radicale e non trascurabile: come rendere accessibile e utilizzabile una quantità di informazione che supera le capacità di quasi tutti i sistemi di recupero (IRS)?

Un'osservazione di E. Sukiasyan, della Biblioteca nazionale russa, potrebbe valere a definire il volume: sono stati pubblicati molti studi seri aventi come oggetto l'analisi di diversi tipi di IRS (tesauri, sistemi di classificazione, ecc.), ma ciò che manca è ogni tipo di discussione e di confronto tra loro. Ognuno è concluso in se stesso e non si confronta con gli altri. Ed è proprio quanto capita per gli articoli raccolti in questi atti: ogni relazione sembra ignorare totalmente le altre e provoca addirittura sgomento nel lettore la quantità di studi presentati, ciascuno dei quali riparte da zero nell'affrontare gli stessi problemi. Sfilano davanti ai nostri occhi progetti elaborati in paesi differenti e finanziati da diverse istituzioni, tutti mirati verso gli stessi obiettivi e tutti, almeno apparentemente, ignari l'uno dell'altro.

Solo per citarne alcuni ricordiamo il Quality Assessment of Databases (QAD), un software creato in Finlandia per introdurre una valutazione metrica delle basi dati; il progetto europeo EQUIP, realizzato a Plymouth, che si propone di misurare la qualità dell'informazione, o ancora il MECKA, progetto internazionale di ricerca promosso dalla Commissione DG XIII/E e realizzato in collaborazione dalla Danimarca e dalla Scozia, che si propone di individuare possibili metodologie di interrogazione in linguaggio naturale tali da ottenere risposte soddisfacenti da archivi diversi.

Nonostante molte delle relazioni risultino comunque stimolanti per la gravità e per l'attualità delle problematiche che affrontano, si esce dalla lettura di questo volume con la sensazione di essere stati sconfitti. La quantità del materiale presentato, nella pressoché totale assenza di un reticolo logico che lo raccolga a formare un tessuto compatto, non sembra condurre ad alcun risultato incoraggiante bensì, caso mai, alla sconfortante sensazione di impotenza che sempre assale in presenza di informazioni disorganizzate e sovrabbondanti. Un bell'esempio, insomma, fornito dalla società per l'organizzazione della conoscenza, di quel che accade quando questa venga a mancare!


Gli atti del quarto congresso internazionale dell'ISKO sono estremamente vivaci e ricchi di spunti interessanti e, specialmente se confrontati con quelli del terzo, sembrano rivelare una svolta positiva nel faticoso sviluppo che la ricerca volta a organizzare l'informazione sta vivendo ai nostri giorni.

Alla base di tutte le relazioni contenute nel volume è possibile individuare un presupposto comune o, se si vuole, una decisione radicale che non poteva essere elusa e che viene esplicitata brillantemente nella relazione di apertura: il futuro è oggi un "futuro in tempo reale" e nessuna delle strategie che appartiene alla tradizione può essere ancora utilizzabile senza profondi mutamenti. I contenitori dell'informazione si sono radicalmente trasformati e metodologie che fino a ieri apparivano fondamentali e irrinunciabili per chi si dedica all'organizzazione del sapere devono essere abbandonate, in quanto non più adatte a svolgere questo lavoro. O si compie questo passo o, per usare una metafora molto brillante di Roland Hjerppe, si resta fermi sulla riva a osservare inerti il flusso dell'informazione che scorre. E lo stesso autore, quasi a voler confermare che "il dado è tratto", correda il proprio contributo con una bibliografia costituita esclusivamente da documenti in formato elettronico. Interessante notare la forma delle citazioni, composte da una descrizione bibliografica tradizionale fatta seguire, tra parentesi tonde, dall'URL al quale è possibile reperire il testo.

Molto interessante la relazione di Rebecca Guenther, della Library of Congress, che riassume il processo di conversione di tutte le intestazioni di classificazione LCC in un database in formato USMARC. Il lavoro, iniziato nel 1991, subito dopo l'approvazione del formato per le stringhe di classificazione da parte dell'apposita commissione ALA, si è concluso nel 1995. I vantaggi derivati da tale standardizzazione sono risultati evidenti sia dal punto di vista del catalogatore, sia da quello dell'utente. Infatti le intestazioni di soggetto sono legate strettamente alla logica della classificazione e rendono possibile un reperimento dell'informazione soddisfacente e non inficiato dai limiti derivanti da commistioni di linguaggio naturale nelle stringhe di soggetto.

Ricca di spunti anche la relazione di due ricercatori afferenti al Department of information science and librarianship della Bar-Ilan University (Israele) che, partendo dall'analisi dell'evoluzione storica dei titoli, rende evidente come la struttura stessa dei medesimi si sia notevolmente modificata con l'evolversi del concetto di catalogo. Da semplice elenco inventario del posseduto, questo si è trasformato nei secoli in strumento utilizzabile per il reperimento dei documenti in esso elencati e, con l'avvento degli OPAC, in archivio di dati indicizzato. I titoli, parallelamente, si sono evoluti, acquisendo progressivamente sempre maggiore contenuto significativo. È interessante notare come, intorno agli anni Settanta, i titoli si siano arricchiti di parole chiave utili per il reperimento dell'informazione attraverso, per esempio, indicizzazioni KWIC o KWOC. Dunque il processo evolutivo della scienza dell'informazione svolge un ruolo determinante nella configurazione dei documenti al loro nascere e influenza quindi l'evolversi stesso della cultura.

Tutte le relazioni sarebbero degne di essere ricordate per la ricchezza di spunti e la concretezza delle tematiche presenti in esse. Ci limitiamo soltanto a evidenziare alcuni temi emergenti quale, per esempio, quello assai stimolante che gravita attorno al tentativo di conciliare la coerenza descrittiva con la possibilità di interrogazioni formulate in linguaggio naturale. I sistemi di classificazione sembrano essere la chiave che può rendere possibile un simile traguardo grazie a strategie di tipo ipertestuale che stabiliscano dei legami tra codici e termini ad essi riconducibili. È quanto già realizzato dalla Visual Dewey, un sistema che consente di "navigare" all'interno della Classificazione decimale Dewey. Anche la necessità di adeguare i sistemi di classificazione già esistenti ai nuovi contenuti del sapere emerge in più di un intervento come un'esigenza vivamente avvertita.

Gli atti continuano con alcune relazioni che saremmo tentati di far rientare nella "fantainformatica", come il sistema Prometheus, progettato per la soggettazione automatica di documenti, che sarebbe in grado di passare dal linguaggio naturale alla scelta di stringhe di soggetto grazie all'applicazione dei principi dell'intelligenza artificiale. L'autore, dell'Istituto indiano di statistica, tiene a precisare come non sia ancora possibile parlare di un sistema completamente automatico, ma soltanto di un tentativo di realizzarlo.

Interessanti anche gli interventi di rappresentanti della OCLC Forest Press e della Library of Congress sulla 21 edizione della Dewey. Viene anche descritta la versione della CDD per Windows, disponibile su CD-ROM, che nonostante i suoi 120 anni di età continua a essere un sistema di classificazione fra i più diffusi e apprezzati.

La lettura del volume è godibile ed estremamente utile, tale da essere consigliabile per ogni operatore nel settore dell'informazione e della documentazione.

Delia Pitto, Centro di servizio bibliotecario di Ingegneria, Università di Genova


N.B. Sorry, no English abstract is available.
Copyright AIB 1997-10-27, ultimo aggiornamento 2000-01-20, a cura di Alberto Petrucciani
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