The end-user revolution: CD-ROM, Internet and the changing role of the information professional, edited by Richard Biddiscombe. London: Library Association, 1996. IV, 202 p. ISBN 1-85604-173-5. 37.50.


Capita spesso di imbattersi nella traduzione del termine end-user, ma al di là della miglior resa in italiano, visto che il letterale "utente finale" seppure di sicuro effetto, rischia di evocare sinistri presagi, va ben chiarito che per end-user si intende propriamente l'utente che sia messo in condizione di operare da solo, senza bisogno di intermediazione, per ottenere quanto gli serva. In questo senso la "rivoluzione" richiamata nel titolo investe il problema della facilità d'uso delle nuove risorse elettroniche e i mutamenti che ciò ha comportato nella vita delle biblioteche. Si tratta, ormai, di un problema ampiamente dibattuto anche nella nostra letteratura professionale. Il merito di questo volume è, da un lato, quello di alternare a riflessioni teoriche, la descrizione di alcuni casi reali e dall'altro di porre concretamente il problema dell'adeguamento dei curricula di studio nelle scuole di biblioteconomia e di scienza dell'informazione (ovviamente per quel che concerne la Gran Bretagna).

Nel volume si evidenzia in maniera molto chiara come tra le trasformazioni in atto ci sia anche quella di una biblioteca che entra a far parte di un circuito informativo più ampio, il circuito dell'editoria elettronica e dell'industria dei media, non solo con il ruolo tradizionale di cliente, ma anche come produttore e distributore di informazioni. Le problematiche affrontate riguardano specificatamente le strategie di utilizzo dei CD-ROM in relazione alle politiche degli editori e alle esigenze delle biblioteche in merito alle differenze di interfaccia tra i diversi prodotti, alle difficoltà di gestione dei software di installazione o ai problemi legati alle licenze e alle politiche di interconnessione in rete, ma anche la necessità per i fornitori di basi dati in linea di trovare modalità d'uso più semplici proprio per presentarsi all'utente in maniera nuovamente competitiva rispetto ai CD-ROM.

In questo contesto di particolare interesse risulta il capitolo quinto, opera del curatore del volume, dedicato al mutamento del ruolo del bibliotecario che si occupa di reference. Il tragitto indicato da Biddiscombe è quello che ormai si potrebbe definire classico da reference librarian a information specialist. Percorrere questa strada implica non solo familiarizzarsi con le tecnologie di cui si è detto, ma anche sapersi orientare nell'utilizzo degli OPAC e di Internet. Fermo restando quelle qualità che devono caratterizzare comunque un lavoro di reference (la capacità di organizzare i dati e le informazioni per l'utilizzazione da parte del pubblico; la consapevolezza della totalità delle risorse informative e delle probabilità di successo delle strategie di ricerca in ogni situazione specifica; la conoscenza e la capacità di utilizzare le diverse tecnologie dell'informazione; una particolare sensibilità al trattamento delle informazioni, alle loro applicazioni e a chi le utilizza e una solida tradizione di servizio che richiede attenzione alla soddisfazione dell'utente), è necessario che il reference librarian si impossessi di nuovi strumenti di comunicazione come la posta elettronica, abbia una capacità sempre maggiore di orientare il lettore nel variegato mondo dell'offerta di informazione, sappia insegnare agli utenti come utilizzare le nuove tecnologie, rivolga un'attenzione particolare all'editoria elettronica.

La sempre maggiore invasività di elementi commerciali, poi, spinge Biddiscombe a suggerire una partecipazione attiva della comunità bibliotecaria ai mutamenti in atto, in modo che si possa mantenere una coscienza precisa dell'etica professionale del nostro lavoro.

Negli altri capitoli si approfondiscono alcuni degli argomenti qui esposti: agli aspetti legati all'addestramento degli utenti è dedicato l'intero capitolo sesto con interessanti esperienze in biblioteche universitarie e di pubblica lettura, mentre nel capitolo ottavo si illustrano alcuni esempi di "in-house CD-ROM databases", vale a dire basi di dati prodotte in proprio all'interno di istituzioni o enti. Anche alle problematiche legate al document delivery è dedicata molta attenzione con la descrizione dettagliata dell'uso che si può fare a questo scopo sia di Adonis sia del Business Periodicals Ondisc (BPO).

Nell'ultimo capitolo, The continuing end-user revolution, Ray Lester, bibliotecario presso la London Business School, si chiede quale sarà il destino delle biblioteche e dei bibliotecari quando gli utenti potranno da soli ottenere con estrema facilità tutte le informazioni di cui necessitano. La risposta di Lester è che non bisogna nutrire troppi timori, visto che i protagonisti di questa radicale trasformazione non potranno non essere i bibliotecari stessi. Infatti, secondo Lester, per passare dalla fase attuale (della biblioteca "reale", su carta) a quella di una effettiva biblioteca virtuale, ci sarà necessariamente una fase intermedia di dieci o quindici anni, in cui l'end-user avrà, comunque, costante bisogno dell'aiuto del bibliotecario, di un professionista dell'informazione, dal momento che non vi è nessuno che "può fornire meglio quei servizi "virtuali" all'utente di ex-bibliotecari "reali"".

Una considerazione che mi sembra possa essere fortemente condivisibile e che è già suffragata nei fatti dall'attenzione che il mondo bibliotecario italiano, pur se con le disfunzioni e le difficoltà che sono tipiche della nostra realtà, ha sempre dimostrato di avere nei confronti di tutte le novità tecnologiche e, oggi, delle problematiche legate al diffondersi di Internet.

Gabriele Mazzitelli, Biblioteca dell'Area biomedica, Università di Roma "Tor Vergata"