Marco Marandola. Diritto d'autore. Roma: Associazione italiana biblioteche, 1996. 46 p. (ET: Enciclopedia tascabile; 9). ISBN 88-7812-033-2. L. 12.000.

La problematica relativa al diritto d'autore è oggetto in questi ultimi tempi di particolare attenzione a livello internazionale, con l'obiettivo di arrivare a una sistemazione normativa il più possibile uniforme, dato il superamento dei confini politici prodotto, di fatto, dalle vie di comunicazione informatiche. Siamo comunque ancora lontani da una soluzione soddisfacente, anche provvisoria.

In quest'opera Marco Marandola cerca di fare il punto della situazione, di presentare, per così dire, lo "stato dell'arte", peraltro in continua evoluzione. Nel primo capitolo, Il diritto d'autore, nel rilevare la situazione di incertezza in cui si trovano coloro che operano nel settore dell'informazione, Marandola mette in evidenza come "compito della legislazione sul diritto d'autore sia non quello di proteggere una parte (l'autore) a scapito delle altre, ma quello di prevedere una serie di regole, una cornice entro cui possa svolgersi il mercato delle idee", sostenendo che "gli interessi dell'autore e dei membri della società naturalmente non coincidono e anzi riflettono due esigenze contrapposte che coesistono nel diritto d'autore: da qui il cosiddetto 'dualismo' del diritto d'autore". Evidentemente si riferisce a un aspetto del diritto d'autore, quello più propriamente economico - molto spesso ceduto dall'autore all'editore -, che si può identificare con il copyright di tradizione anglosassone. Cercando di porsi dal punto di vista del bibliotecario (come del resto suggerisce la collana di cui il libro fa parte), l'autore afferma la necessità di capire "fino a che punto il bibliotecario può consentire una libera circolazione dell'opera, senza ledere più del dovuto i diritti dell'autore", avvalendosi delle eccezioni all'esercizio di taluni diritti economici spettanti all'autore che la legge in molti paesi stabilisce a favore delle biblioteche. Delinea quindi una brevissima storia della legislazione in materia, per passare, nel secondo capitolo La legislazione italiana, all'esame della fondamentale legge 633 del 1941 e successive modificazioni (definizione di opere protette dal diritto d'autore, titolo originario di acquisto del diritto, elementi che caratterizzano l'opera protetta, compresenza nel diritto d'autore di due aspetti: il diritto morale alla paternità e all'integrità dell'opera - inalienabile e perpetuo - e il diritto di utilizzazione economica - cedibile e di durata limitata). Il terzo capitolo, Le utilizzazioni libere, è in un certo senso il cuore dell'opera, sia perché è quello che sembrerebbe rispondere più direttamente alle aspettative generate dalle premesse, sia perché entra nel vivo della questione soffermandosi ad analizzare gli articoli 65-70 della legge 633/41: quelli, tanto discussi, sulla libertà (condizionata) di riproduzione e di prestito.

Purtroppo si deve dire che le aspettative restano un po' deluse, non solo relativamente a questo capitolo - in cui la disamina di quei sei articoli e dei problemi di interpretazione che pongono sembra a volte un poco semplicistica e sbrigativa, e quindi di scarsa utilità pratica - ma anche nei confronti dell'intero scritto, che risulta piuttosto carente dal punto di vista teorico: e ciò non tanto per i limiti derivanti dalla natura della pubblicazione (che comunque non obbligava a un testo di 36 pagine), ma per il fatto di presentarsi come un insieme di appunti da sviluppare e integrare con citazioni normative più esaurienti, con accenni anche a importanti fonti giurisprudenziali e dottrinarie, con un apparato bibliografico un po' più consistente. Se la destinazione dell'opera in parte può dare ragione dell'analisi alquanto parziale (nel senso letterale, materiale, del termine) e riduttiva della legislazione in materia (la legge 633/41 è composta di 206 articoli, senza contare i numerosi successivi interventi legislativi, non solo di modifica), ciò non giustifica che vengano trascurati anche documenti rilevanti proprio per l'ottica bibliotecaria, come ad esempio il recente regolamento delle biblioteche pubbliche statali. Sicuramente l'autore, uno dei maggiori esperti in materia, avrà occasione di riprendere l'argomento per completarne e approfondirne la trattazione.

L'opera resta comunque utile quale primo approccio alla problematica del diritto d'autore in rapporto al diritto alla circolazione dell'informazione e della cultura, e se da un lato sembra piuttosto sfuggente sulla legislazione attualmente in vigore, dall'altro è invece decisamente proiettata verso il futuro, nella ipotizzazione di nuovi approdi della regolamentazione del diritto d'autore, nella rappresentazione di nuovi scenari possibili, trovando per questo giustificazione nell'effettivo stato di incertezza normativa e nell'essere la materia ancora in fase di dibattito tra le diverse parti interessate.

Il quarto capitolo, Il diritto d'autore internazionale, delinea il quadro di riferimento entro cui si colloca la legislazione italiana (Convenzione di Berna, direttive della Comunità europea), oltre a illustrare brevemente il Libro verde sul diritto d'autore e diritti connessi nella società dell'informazione - pubblicato il 19 luglio 1995 dalla Commissione europea - che introduce l'argomento dell'ultimo capitolo, Le nuove tecnologie. Qui, dopo avere sottolineato il mutamento dell'oggetto stesso del diritto ("le opere protette dal diritto d'autore non sono più solo opere letterarie o artistiche, ma oggi si avvicinano più al concetto di informazione") e del ruolo del bibliotecario (in realtà non è da oggi che il bibliotecario "non deve più solo raccogliere e conservare le opere, ma si deve prodigare nel rendere accessibile a tutti l'informazione e nel favorirne la circolazione"), l'autore ipotizza tre soluzioni possibili per garantire una protezione giuridica ai nuovi prodotti informatici - confermare le norme esistenti ritenendole sufficienti, oppure creare nuove regole al di fuori del diritto d'autore, oppure crearne di nuove all'interno del diritto d'autore - concludendo che la seconda soluzione sembra essere quella adottata dalla recente direttiva CE dell'11 marzo 1996 n. 9 sulle banche dati, "in cui, fatta salva la legislazione preesistente sul diritto d'autore, [gli organi legislativi comunitari] hanno tutelato l'investimento del nuovo prodotto con un "diritto sui generis", al di fuori del diritto d'autore ma collegato ad esso". Questa direttiva, che definisce una banca dati come "una raccolta di opere, dati o altri elementi indipendenti sistematicamente o metodicamente disposti ed individualmente accessibili" - quindi senza distinzione di supporto -, viene illustrata nel capitolo precedente in cui si evidenzia come la direttiva, elencati i diritti spettanti all'autore/costitutore della banca dati (riproduzione, traduzione, distribuzione, ecc.) dia facoltà agli Stati membri di introdurre alcune limitazioni a tale diritto (per fini privati nel caso di banche dati non elettroniche, per finalità didattiche o di ricerca, per uso giudiziario o amministrativo, per analogia con deroghe già previste dal diritto interno): "ora la direttiva dovrà essere adottata dall'Italia prima del 1 gennaio 1998, solo con l'atto di recepimento nel nostro diritto potremmo vedere se e quali deroghe ha deciso il legislatore nazionale in favore delle utilizzazioni libere, e delle biblioteche in particolare".

Ci si augura che non vada dispersa l'attenzione tradizionalmente riservata dalla legislazione italiana ai diritti del fruitore - oltreché a quelli del produttore - di cultura.

Mariangela Mafessanti, Biblioteca di ateneo, Università di Trento