RECENSIONI E SEGNALAZIONI

Vilma Alberani. Pubblicazioni ufficiali italiane. Roma: Associazione italiana biblioteche, 1995. 91 p. (ET: Enciclopedia tascabile; 7). ISBN 88-7812-029-4. L. 12.000.

L'informazione di fonte pubblica costituisce gran parte dell'informazione che utilizziamo quotidianamente. L'informazione normativa, l'informazione statistica, l'informazione economica, gran parte dell'informazione politico-amministrativa, si basano su fonti possedute ed alimentate da apparati pubblici. Parte di questo patrimonio informativo ricade nelle pubblicazioni delle amministrazioni pubbliche, in quelle che si usa chiamare pubblicazioni ufficiali. Ma sono pubblicazioni ufficiali anche quelle derivanti dalla disordinata attività editoriale pubblica, nei più diversi settori della cultura, della ricerca e della vita amministrativa. Insomma, affrontare il tema, apparentemente angusto e settoriale, delle pubblicazioni ufficiali significa muoversi su di un terreno vastissimo, talvolta lontano dalla preparazione dei bibliotecari e più vicino, se si vuole, a quella degli archivisti per ciò che riguarda la conoscenza degli apparati istituzionali e delle procedure. Eppure vi è la necessità di sviluppare lo studio di questo settore, non foss'altro per l'importanza che le pubblicazioni ufficiali - o meglio le informazioni di fonte pubblica - rivestono per tutte le biblioteche pubbliche impegnate, in questi anni, a ritrovare un ruolo nei confronti della comunità in cui sono inserite. E i bibliotecari che vi lavorano sanno che intorno ad essi molte cose si stanno muovendo, che le amministrazioni pubbliche, in particolare quelle locali, non sono più immobili e pongono l'informazione verso il cittadino al centro dei propri obiettivi sviluppando iniziative e sperimentazioni - talvolta molto innovative - che in alcuni casi non valorizzano a sufficienza le biblioteche. Da questo punto di vista, conoscere il settore delle pubblicazioni ufficiali e degli altri canali di trasmissione dell'informazione di fonte pubblica è di straordinaria importanza per ogni moderno servizio di reference. A fronte di questa importanza, la biblioteconomia italiana ha completamente ignorato tale settore. Probabilmente si può dire che una sola collega se ne sia occupata, Vilma Alberani, che adesso ci fornisce un tentativo di sintesi per la collana dell'AIB, "Enciclopedia tascabile". In effetti, oltre al contributo della Alberani al primo volume di Official publications of Western Europe, a cura di Eve Johansson (London: Mansell, 1984), per trovare, negli ultimi decenni, qualche informazione non episodica sulle pubblicazioni ufficiali italiane bisogna ricorrere al capitolo sull'Italia di J.J. Cherns, Official publishing: an overview (Oxford: Pergamon Press, 1979). Si può dire, anzi, che quello di Vilma Alberani sia il primo contributo organico in lingua italiana. Più attenzione ha ricevuto la letteratura grigia di fonte amministrativa, sulla quale si possono vedere gli interventi di E. Lamaro, E. Nieddu, V. Buda e R. Mainieri nel "Bollettino d'informazioni AIB", n. 3/4 del 1987, e alcune relazioni negli atti del primo Convegno nazionale sulla letteratura grigia tenutosi nel giugno del 1992 (La letteratura grigia: 1 convegno nazionale, Roma: Istituto superiore di sanità, 1993).

Non deve essere stato facile per Vilma Alberani scrivere questo volumetto. Vi si nota lo sforzo di aggiornare e rielaborare - senza ripetersi - una materia già affrontata nel 1984 per la guida curata da Eve Johansson. Si nota la volontà di garantire uno schema espositivo il più possibile semplice, secondo le esigenze della collana: una parte sulle definizioni, una parte centrale sulle pubblicazioni dei diversi livelli amministrativi, una parte sul controllo bibliografico e la disponibilità (da questo punto di vista, l'obiettivo è in gran parte raggiunto: i bibliotecari italiani dispongono ora di una sintesi chiara e affidabile). Si nota lo sforzo di fornire informazioni precise, derivanti dal "setaccio" di tutta la letteratura più recente (spesso non biblioteconomica). Si nota la difficoltà derivante dalla consapevolezza di muoversi su di un terreno in gran parte sconosciuto sul quale esistono certezze antiche (e non più vere) e dubbi nuovi (che nessuno ha ancora affrontato). Insomma, la difficoltà di fare un'opera di sintesi quando da sintetizzare, in termini di elaborazioni e di ricerche, c'è ben poco e quel poco che c'è appartiene spesso a discipline diverse da quelle della professione bibliotecaria.

L'Alberani cerca di tener presente, in ogni momento, il quadro internazionale, dove il dibattito biblioteconomico è molto più ampio ma i limiti - e le caratteristiche - della collana non le consentono di sviluppare a sufficienza questo aspetto. D'altra parte, l'importanza che ha, in questo settore, "la conoscenza delle strutture organizzative dello Stato e delle altre autorità politico-territoriali" la spinge a descrizioni talvolta troppo lunghe delle strutture e delle procedure a scapito degli aspetti strettamente bibliografici ed editoriali, sui quali peraltro sappiamo pochissimo.

Da tutto ciò deriva un volumetto che è introduttivo e di sintesi ma che non può nascondere gli enormi problemi che si aprono in questo settore e che ci sarebbe piaciuto la stessa Alberani avesse sottolineato, eventualmente in un'introduzione più ampia o in un breve capitolo finale. Proviamo a riassumerli proprio sulla base delle informazioni che la stessa Alberani ci fornisce.
1) Vi è un problema di definizione che ogni paese deve risolvere sulla base dello schema adottato dall'IFLA nel 1983. Quella dell'IFLA è una definizione molto ampia che individua gli official bodies utilizzando un criterio enumerativo e che si fonda sull'origine della pubblicazione "qualunque sia il suo argomento, il suo contenuto o la sua forma fisica". Viene così abbandonato ogni tentativo di individuare le pubblicazioni ufficiali in base al contenuto, espressivo del pensiero o dell'attività dell'ente. L'"ufficialità" deriva dalla responsabilità editoriale e/o dalla responsabilità intellettuale di un ente pubblico (infatti la norma IFLA chiarisce che "le pubblicazioni di organi ufficiali ma pubblicate da ditte commerciali o con la collaborazione di queste ditte [...] saranno considerate come pubblicazioni ufficiali"). Ciò non toglie che, nell'ambito delle pubblicazioni ufficiali, così intese, possano essere individuate politiche di controllo bibliografico diverse, in base alle diverse tipologie, poiché, per fare un esempio, appare evidente la differenza tra il resoconto stenografico di una seduta parlamentare e la pubblicazione degli atti di un convegno a cura dell'Ufficio pubblicazioni della Camera o del Senato.
2) Le banche dati delle amministrazioni pubbliche non sono evidentemente solo un supporto interno all'attività amministrativa. Questi sistemi informativi (l'Alberani si sofferma soprattutto sul CED della Cassazione e sul sistema informativo del Poligrafico dello Stato) sono sempre più un patrimonio pubblico e non solo uno strumento dell'amministrazione, legandosi tra l'altro alle leggi che garantiscono l'accesso ai dati. Le pubblicazioni ufficiali, in molti casi, riproducono documenti e dati disponibili in tali sistemi informativi: questo fenomeno ha conseguenze rilevanti sulla diffusione dell'informazione di fonte pubblica.
3) Alle pubblicazioni ufficiali si affianca una mole considerevole di documenti a circolazione limitata: la cosiddetta "letteratura grigia" di fonte pubblica. Vilma Alberani, a cui si devono i contributi italiani più importanti sul tema della letteratura grigia (in particolare la monografia pubblicata nel 1992 per La nuova Italia scientifica, La letteratura grigia: guida per le biblioteche speciali e i servizi d'informazione) descrive molto bene le diverse tipologie di pubblicazioni e documenti prodotti dalla pubblica amministrazione centrale: a ben vedere, ciascuna di tali categorie può avere una diffusione "grigia" e, in tal caso, la sua individuazione bibliografica e la sua disponibilità si presentano ancor più difficili. Anche su questo terreno le pubblicazioni ufficiali in senso stretto sembrano rappresentare una categoria troppo limitata se l'obiettivo è quello di facilitare l'accesso dell'utente alla documentazione prodotta dalle organizzazioni pubbliche. In altre parole, è ormai concepibile e realizzabile una separazione netta tra le due categorie di documenti in termini di controllo bibliografico e di disponibilità?
4) A proposito di controllo bibliografico, esso appare, in Italia, caratterizzato da molte norme ma da scarsissima efficacia. La BNI garantisce una copertura molto limitata; il catalogo delle Pubblicazioni edite dallo Stato e col suo concorso, a cura del Provveditorato generale dello Stato, è fermo al 1960; il diritto di stampa di cui godono la Biblioteca della Camera dei deputati e la Biblioteca del Senato non prevede alcuno strumento di controllo bibliografico. A ben vedere, oltre alle cinque copie derivanti dal diritto di stampa ordinario, l'ente pubblico responsabile di una pubblicazione dovrebbe fornire altre tre copie (una all'Archivio delle pubblicazioni dello Stato e altre due rispettivamente alle biblioteche della Camera e del Senato) senza che da tutto ciò derivi la pur minima garanzia di una efficace diffusione dell'informazione bibliografica.
5) La tendenza recente delle amministrazioni pubbliche a creare nuove interfacce tra il proprio patrimonio informativo e l'utenza attraverso l'istituzione degli URP (Uffici per le relazioni con il pubblico), che si affiancano o si sostituiscono agli uffici stampa, agli Uffici relazioni esterne, ecc., e la concomitante tendenza a sviluppare politiche, talvolta aggressive, di comunicazione, investono il settore delle pubblicazioni di fonte pubblica (ufficiali e "grige") destinate a crescere proprio per supportare un'attività informativa che vede gli enti muoversi senza coordinamento ed in un'ottica talvolta di concorrenza. In questa situazione, le biblioteche di ente pubblico e le biblioteche depositarie dovrebbero rinnovare le proprie politiche coordinando le diverse esigenze di utilizzo tempestivo e di conservazione dell'informazione di fonte amministrativa.
6) La disponibilità del materiale pubblicato dalle amministrazioni appare preoccupante. Se si esclude la Biblioteca nazionale centrale di Firenze, tutte le biblioteche descritte dalla Alberani si trovano a Roma ed è esperienza comune la difficoltà che si incontra, soprattutto nelle regioni meridionali, anche nel semplice reperimento di una "Gazzetta ufficiale" o di un atto parlamentare.

Alcuni dei problemi cui si è accennato vanno, come si vede, al di là del tema specifico della guida di Vilma Alberani. Ma su di essi è opportuno che la biblioteconomia italiana cominci a riflettere e a sviluppare l'analisi, superando - se possibile - l'antica separatezza con gli archivisti, e considerando le pubblicazioni ufficiali non più solo come una delle tante tipologie di materiali che possono entrare nel patrimonio di una biblioteca, ma come un insieme di fonti informative di grande complessità e di importanza decisiva per le attività di reference, nonché per tutti gli studi di scienze sociali. La guida di Vilma Alberani può rappresentare uno stimolo importante in questo senso poiché fornisce ai bibliotecari italiani gli elementi disponibili per proseguire - in alcuni casi per avviare - le analisi necessarie in un settore tanto importante quanto trascurato.

Fernando Venturini, Biblioteca della Camera dei deputati