Giovanni Di Domenico.  Teoria e pratica della redazione: guida alla compilazione dei testi e alla loro preparazione per la stampa, in collaborazione con Piero Innocenti.  Milano: Editrice Bibliografica, 1994.  XVI, 157 p.  (I mestieri del libro; 7).  ISBN 88-7075-391-3.  L. 30.000.

«Redazione, sf. Stesura, che comprende talvolta sia la composizione sia la scrittura, di un atto pubblico, di una legge, di una dichiarazione e anche il testo che ne deriva; compilazione di un programma, di un elenco. 2. In partic.: composizione di un testo letterario» (Salvatore Battaglia, Grande dizionario della lingua italiana).

Il nuovo volume dell'utile serie «I mestieri del libro» intende porsi al lettore quale riferimento per la teoria e la pratica della redazione. Alla luce del significato che, come abbiamo visto, il termine «redazione» assume nella nostra lingua, risulta più che opportuna l'aggiunta del sottotitolo, che, come sovente accade, esplicita il titolo, specificando che siamo di fronte ad una guida che da un lato vuole introdurre alla composizione dei testi, dall'altro alla loro preparazione per la stampa. Va subito precisato che non si tratta di un manuale per il compositore tipografico e neppure di uno dei tanti manuali per l'elaborazione elettronica dei testi. Anzi, pur essendo ben presente all'autore che oggi è possibile redigere testi e stamparli "in casa" con un qualunque programma di desktop publishing, il volume non si preoccupa minimamente di fornire informazioni su questa nuova versione della stampa. Il libro di Di Domenico trascende infatti il mezzo con il quale il testo, redatto a partire dalle indicazioni fornite in esso, viene materialmente realizzato. Lo scopo dichiarato di questa pubblicazione è fornire a quanti desiderano dare forma concreta al proprio pensiero o ai propri studi, una sorta di etichetta, di norme di buona educazione per la preparazione dei propri testi prima che essi vengono stampati, poco importa se con un torchio manuale o con una stampante laser. Se, come avverte la presentazione, oggi è sempre più facile, grazie all'elettronica, produrre testi, più difficile è il rispetto delle regole dello stile. Non si tratta, ovviamente, di dettarle, queste norme, ma piuttosto di estrapolarle, di farle derivare quasi come una conseguenza naturale dall'esame, puntuale e analitico, delle componenti indispensabili di qualunque testo scritto. E questo nella piena consapevolezza che lo stile, anche quello redazionale, non può essere imposto da norme astratte, ma piuttosto dall'adesione personale a dei modelli comportamentali che, al di là delle inevitabili differenze dettate dal gusto personale, rispettino comunque un metodo che tenga conto del fatto che «lavorare su un testo significa creare un sistema; la forza di un sistema sta nella sua coerenza interna» (p. 146). A ciò aggiungerei che il lavoro su un testo non può mai prescindere dal rispetto di colui che rappresenta il destinatario ultimo di quel lavoro: il lettore.

Il libro, dunque, analizza tutte le componenti del testo che abbiano rilevanza per la sua redazione: dal titolo al corpo tipografico, dalle note agli indici fino all'ISBN. Ciò che più colpisce, in questa analisi, è l'impegno costante a fornire di ciascuna "parte" una definizione. Questa definizione è sempre preceduta da quelle tratte dai maggiori dizionari italiani anche speciali, da dizionari enciclopedici e da lavori lessicografici dei quali è compiuto elenco in bibliografia, nella quale sorprende l'esclusione del dizionario di Niccolò Tommaseo. Questa analisi così precisa raggiunge un doppio scopo: da un lato, fornendo delle definizioni "comparate" delle singole parti componenti, consente una conoscenza approfondita di tutto quanto concorre a realizzare un testo. Dall'altro lato, proponendo per ogni aspetto redazionale diversi esempi pratici, costituisce un punto di riferimento per crearsi un proprio stile.

La lettura del volume, da cui traspare un profondo plaisir du texte, si raccomanda non solo a quanti sono impegnati professionalmente nella redazione dei testi, ma anche ai bibliotecari. Ad essi, infatti, impone una riflessione anche sull'oggetto libro, su quelle componenti che sono spesso oggetto o fonte delle descrizioni che quotidianamente producono.

Il libro di Di Domenico presenterà qualche spunto di riflessione di "pratica" catalografica. Infatti, mentre nella copertina e nel dorso del volume la responsabilità dell'opera è ascritta al solo Di Domenico, il frontespizio, subito dopo l'indicazione di questo autore, precisa che l'opera è stata realizzata «in collaborazione con Piero Innocenti». I due autori siglano a quattro mani la presentazione ed è scritta in comune la conclusione. Inoltre, nella presentazione, laddove, come è usuale quando il lavoro è frutto di più autori, si specificano le singole responsabilità, si precisa che oltre ai due autori vi è stato l'intervento anche di Marielisa Rossi nella redazione del paragrafo Esempi editoriali nel cap. 3. Ma, naturalmente, la tradizione catalografica è frontespizio-dipendente, e di conseguenza solo i due autori menzionati nel frontespizio dovrebbero avere una registrazione catalografica.

La collaborazione di due persone ha comportato che due stili diversi trasparissero nell'opera e di ciò sono bene consci gli autori stessi: non è un caso che Piero Innocenti, pur non rivendicando per sé l'etichetta di neo-purista, ceda almeno una volta a un brivido di purismo linguistico. Si tratta della nota 51 di p. 124 nella quale afferma perentoriamente «non si dice, né si scrive, l'opera omnia, o peggio le opera omnia di un autore, ma gli opera omnia». Se non è purismo questo! Infatti, solo il Battaglia etichetta come gravemente erroneo l'uso del femminile invariabile, ma è altrettanto vero che negli esempi riportati dal benemerito dizionario non ve n'è neppur uno che dimostri l'uso del maschile plurale ed anzi, nella quasi totalità dei dizionari italiani moderni, si segnala l'uso del femminile singolare. Ma si sa, anche questo è questione di stile.

Graziano Ruffini, Centro di servizio bibliotecario di scienze politiche "Enrico Vidal", Università di Genova