Citare Internet
di Riccardo Ridi

Le tecnologie, vecchie e nuove, sono sempre state degli strumenti per raggiungere determinati scopi, anche se la loro crescente complessità ha indotto il formarsi di specialisti - dagli scribi agli informatici - dediti esclusivamente alla loro manutenzione e perfezionamento. Invertire il processo, scambiando mezzi e fini, significa essere preda di quella vera e propria infatuazione tecnologica che miete ogni giorno nuove vittime, dalla casalinga che non sa cosa fare col personal appena sballato alla biblioteca che colleziona CD-ROM senza organizzare il relativo servizio di consultazione.

In questa ottica può generare qualche perplessità il recente fiorire, nell'ambito della nostra professione, di convegni, pubblicazioni, e più genericamente discorsi, dedicati più alle nuove tecnologie in sè e per sè che al loro uso strumentale al nostro compito di sempre: la mediazione fra le esigenze informative degli utenti e l'universo delle informazioni disponibili. Ipertesti, multimedia, CD-ROM e l'ultimissima novità (si fa per dire) Internet hanno mille aspetti e mille usi possibili, non tutti di nostra pertinenza. Non è questione di recintare il proprio orticello, ma di organizzare la coltivazione in modo che ne migliorino, con generale soddisfazione, quantità e qualità.

Anche lo schedario è stato a suo tempo una nuova tecnologia. Un buon catalogatore non riterrà di aver cambiato mestiere solo perché usa il computer invece della stilografica o della macchina da scrivere. D'altra parte riversare acriticamente e pedissequamente in una nuova tecnologia abitudini, aspettative e metodologie mutuate da quella che l'ha preceduta è sempre stata la ricetta per minimizzarne la portata, coartarne gli effetti e rendersi così alleati oggettivi di quei laudatores temporis acti ostili per natura ad ogni genere di ammodernamento.

Il paradosso è solo apparente. È proprio perché, invece di elaborare un modello teorico autonomo, ci si è legati mani e piedi alle possibilità offerte da una specifica tecnologia che, al momento di abbandonarla per un altra, ci assale il crampo di utilizzare la nuova come fosse ancora la vecchia. Curare i crampi non è facile - ne sapeva qualcosa Wittgenstein - ed ancora più difficile è mantenere un ragionevole equilibrio fra fini che permangono e mezzi che variano. Per raddrizzare un bastone occorre fletterlo in direzione opposta a quella dell'attuale curvatura. La cultura dell'italiano medio (anche e soprattutto di quello che lavora in biblioteca) è - quando c'è - di stampo prevalentemente umanistico, e una minima immersione nel linguaggio e nella metodologia scientifica non può che giovarle.

È stato recentemente notato [1] che in un articolo di trenta anni fa [2] erano state delineate un certo numero di caratteristiche che sarebbero state auspicabili nei cataloghi del futuro e che in effetti sono state in gran parte incorporate negli attuali cataloghi in linea. L'autore ne concludeva che è compito dei bibliotecari stabilire con chiarezza teoretica quali esigenze informative devono essere soddisfatte, ancora prima di cercarne una specifica soluzione tecnologica. Per procedere in questa direzione non c'è bisogno di riciclarsi in informatici, ma di lavorare al loro fianco, reciprocamente rispettosi delle rispettive professionalità. Spesso le loro competenze ci sono necessarie, ma talvolta può capitare l'inverso, come accade nella vasta serie di problemi - qui affrontati solo indirettamente - di organizzazione e mappatura delle risorse informative di rete, che potrebbero essere raccolti sotto l'intestazione, complementare a quella di questa nota, Catalogare Internet.

Un saggio di dialettica fra nuove tecnologie e antiche (se non eterne) problematiche si è verificato fra gennaio e marzo 1995 sulla lista di discussione (una sorta di conferenza elettronica permanente) AIB-CUR [3], promossa dalla Commissione nazionale Università ricerca dell'AIB, ma aperta a tutti i bibliotecari italiani (per iscriversi basta inviare all'indirizzo listserv@icineca.cineca.it un e-mail che abbia come solo testo la frase subscribe aib-cur seguita dal proprio nome e cognome). Riuniti attorno a questa virtuale tavola rotonda Alessandro Corsi, Andrea Damini, Eugenio Gatto, Marzia Vaccari e chi scrive, prendendo spunto da un articolo di Damini [4], hanno dato vita ad uno scambio di idee [5] - di cui qui riprendo alcuni risultati - sui possibili modi di citare testi elettronici disponibili in rete.

L'editoria elettronica è ormai una realtà che, anche senza prendere in considerazione prospettive utopiche come il fantascientifico ipertesto planetario Xanadu [6], sta rivoluzionando la cultura contemporanea [7-9], introducendoci in una vera e propria quarta epoca elettronica di "oralità secondaria" dopo quella dell' "oralità primaria" dei popoli analfabeti, quella chirografica inaugurata con l'invenzione della scrittura e quella gutenberghiana dominata dalla stampa [10-12].

Fra le innumerevoli conseguenze del costante incremento di testi disponibili anche (o esclusivamente) in formato elettronico, c'è che sempre più spesso capita di dover citare, in nota o in bibliografia (come in questo stesso articolo) una di queste sempre meno misteriose entità digitali. Nel mondo anglosassone la questione è già stata affrontata in alcuni articoli [13-14] e recepita da manuali generali [15-17] e specifici [18], mentre in Italia anche le guide più aggiornate [19-20] ignorano l'argomento, come del resto fa la norma ISO sui riferimenti bibliografici [21], che però sta per essere integrata da una seconda parte specificamente dedicata ai documenti elettronici [22].

Così come non tutti i testi elettronici sono in rete (si pensi ad esempio ai CD-ROM) è anche vero che in rete non ci sono solo testi elettronici (i documenti testuali sono solo una delle mille "cose" che si possono trovare su Internet). Occorre quindi preliminarmente delimitare da entrambi i lati il campo, restringendo per ora l'analisi ai soli testi alfanumerici liberamente ricuperabili attraverso Internet per consultarli o per copiarli sul proprio computer, benché alcuni risultati siano efficacemente estensibili ad altri "oggetti".

Tutto ciò che è raggiungibile su Internet (testi elettronici singoli o organizzati in riviste, opac, basi di dati, software gratuiti, strumenti di navigazione, archivi di suoni e immagini, liste di discussione, etc.) dovrebbe in futuro essere identificato da una serie di uniform resource indicators (URI), articolati in URL, URN e URC [23-31]. L'URL (uniform resource locator) indica univocamente il protocollo da usare e il percorso da seguire per raggiungere una qualsiasi risorsa Internet. L'URN (uniform resource name) «è il nome univoco che un'autorità centrale assegnerà ad una risorsa Internet, [...] del tutto indipendente dalla localizzazione della risorsa stessa. Un determinato file, ad esempio, avrà un solo URN che lo identifica, ma a quel solo URN potranno corrispondere più URL, uno per ciascuno degli FTP site, Gopher o WWW che lo contengono. [...] Dato che nè l'URN (il corrisponente dell'ISBN, che serve ad identificare la risorsa), nè l'URL (il corrispondente della collocazione, che serve a raggiungere la risorsa in uno dei punti in cui è disponibile) contengono la descrizione della risorsa stessa, qualcuno ha pensato bene che sarà necessario definire un URC (uniform resource characteristic): un oggetto costituito da un insieme di meta-informazioni sulla risorsa, dal suo URN e dai suoi URL, che potrebbe corrispondere concettualmente alla descrizione bibliografica» [31, p. 116].

Di tutte queste sigle, l'unica effettivamente operativa è per ora URL, diventata proprio nel dicembre 1994, alla vigilia del dibattito su AIB-CUR, uno standard ufficiale Internet [24]. La sintassi degli URL prevede inizialmente proprio la sigla URL (in certi contesti, come le citazioni bibliografiche, eliminabile), seguita in successione dal nome del protocollo cui ci si riferisce (http per WWW e altri ipertesti, ftp per file di testo o binario da recuperare via rete, telnet per OPAC e altri siti da raggiungere con un collegamento remoto e così via), dall'indirizzo del calcolatore su cui risiede il testo e, eventualmente, dalla porta e dal percorso delle directory da attraversare per raggiungerlo. L'URL si conclude infine proprio, in molti casi, col nome del file che cerchiamo.

La punteggiatura che scandisce le varie parti alterna due punti (:) e barre (/) e può sembrare astrusa a tutti fuorchè ai bibliotecari, adusi alle raffinatezze delle varie ISBD. Chi volesse qualche esempio non ha che l'imbarazzo della scelta fra i riferimenti bibliografici finali, volutamente ridondanti perché possano costituire un sufficiente banco di prova di quanto vado dicendo.

C'è chi fa di tutto per mantenere ciascun URL, in genere piuttosto lungo, su una sola riga, timoroso che l'eventuale trattino dell'a capo generi ambiguità e chi invece, fiducioso che solo i più stolti fra i redattori possano inserire il rovinoso trattino, si limita - più realisticamente - a cercare di iniziare l'eventuale seconda riga con un carattere insolito in quella posizione, come un punto o una barra, e a non terminare mai la prima col fatidico trattino.

Fin qui gli informatici, che con URL pensano di aver risolto tutto. Il nostro lavoro invece è appena iniziato, perché già nelle citazioni di testi a stampa, «non si può parlare di codice unico [in quanto] siamo di fronte a un linguaggio che presenta molte oscillazioni e molte varianti, diacroniche, sincroniche, vernacolari [...], tuttavia le [...] strutture profonde vi rimangono invariate. Si tratta di strutture solidificatesi in secoli di lavoro della moderna comunità degli studi. Prendiamo il caso più semplice: una monografia scritta da un autore che si firma. Per cataloghi e bibliografie elementi indispensabili del gioco saranno: il nome dell'autore, il nome dell'opera, la data in cui è stata pubblicata. Ci potranno essere altri elementi, ma non presenti a priori, oppure di contorno» [32, p. 144]. Nel nostro caso potremmo dire che fra le strutture profonde c'è sicuramente, benché la tradizione non sia esattamente secolare, l'URL, ma resta pur sempre aperto il problema del "contorno".

Tenendo conto dunque delle strutture profonde tradizionali ed elettroniche, si inizierà la citazione con i soliti elementi: autore e titolo del testo, eventualmente seguiti dalle indicazioni di testata, numero e fascicolo della rivista (elettronica) donde esso proviene. Talvolta si potrà indicare anche la pagina (virtuale), od altro artificio numeratorio, che molti e-journals utilizzano per scandire i propri articoli, ma purtroppo in molti testi elettronici non esiste nessun appiglio oggettivo per indicare un punto specifico. Quello che si ottiene stampando serve a poco perché, adottando margini e caratteri diversi, si rischia ogni volta di scompaginare tutto. Particolare rilevanza assume nel contesto elettronico la datazione, da includere ogni volta che sia possibile, viste le continue revisioni e aggiornamenti cui i testi elettronici vengono sottoposti e le loro repentine migrazioni da un sito all'altro. Ogni ingrediente, ovviamente, nelle consuete varianti di ordinamento, punteggiatura, corsivazione e virgolettatura. Dopo di che, inizia il bello.

Per il materiale a stampa è ormai acquisita l'impossibilità pratica (e per alcuni anche l'inopportunità teorica, nonostante gli autorevoli pareri favorevoli all'utilizzo delle ISBD anche in ambito citazionale [33-34]) di giungere ad uno standard di citazione universalmente diffuso e che ci si debba accontentare di una serie di stili di citazione, accomunati dall'"aria di famiglia" - per dirla ancora con Wittgenstein - derivante dal tenere sempre in considerazione le famose strutture profonde [35, p. 81-97]. Ciò non significa però che anything goes, perché in ogni famiglia ci sono le pecore nere, che condividono solo marginalmente valori e caratteri condivisi dagli altri membri, e addirittura c'è chi, pur possedendo magari lo stesso cognome, con la famiglia non ha proprio niente a che spartire. Fuor di metafora, anche per i testi elettronici, occorrerà raggiungere un accettabile equilibrio fra flessibilità (che permetta stili diversi in differenti contesti) e rigore (che impedisca l'esplosione anarchica degli stili).

Particolare attenzione andrà rivolta ad esempio all'uso delle maiuscole piuttosto che delle minuscole (e l'inverso) dal momento che per alcuni sistemi informatici tale differenza è rilevante e si rischierebbe, alterando con troppa disinvoltura la grafia di un indirizzo, di renderlo inutilizzabile. Occorre ricordarsi inoltre che i testi elettronici semplici (plain texts), di cui la posta elettronica è l'applicazione e il modo di trasmissione più frequente, non tengono conto in genere di quelle varianti di carattere (corsivo, neretto, maiuscoletto) che, soprattutto con l'avvento dei word processors, venivano utilmente in soccorso del bibliografo con legittime preoccupazioni di leggibilità.

Come marcare dunque il comando che occorre scrivere per recuperare in rete il testo citato, distinguendolo dal metalivello linguistico in cui si indica come utilizzare, cioè a chi indirizzare, il comando stesso? Scartando il maiuscolo (a meno di non essersi preventivamente accertati che "funzioni" lo stesso), le troppo labili varianti di carattere (a meno di specifici contesti, come nel testo principale di articoli a stampa come questo) e le virgolette (già utilizzate da molti per racchiudere il titolo del testo e/o quello del periodico da cui proviene), quello che passa il convento informatico - ispirato dalle onnipresenti norme ISO [36] - sono i segni di maggiore e minore (< >), ovvero le angle brackets (parentesi uncinate o ad angolo), utilizzate anche nelle edizioni critiche per racchiudere integrazioni congetturali. Tutto e solo ciò che si trova racchiuso fra le parentesi uncinate (escludendo quindi le parentesi stesse) deve dunque essere scritto, nei modi e tempi opportuni, per ottenere il testo citato.

I problemi maggiori - e le maggiori oscillazioni stilistiche - non si verificano tanto con Telnet, Gopher, FTP e WWW, quanto per i testi ottenibili inviando ad un certo indirizzo un messaggio di posta elettronica che contenga una dato comando come soggetto oppure come corpo del messaggio. L'URL del caso si apre con un mailto per molti indigesto, tanto che anche utilizzatori abituali dell'uniform resource locator adottano invece, quando si imbattono in questa tipologia, espressioni discorsive informali, che inglobino anche il modo di raggiungere un singolo messaggio, o almeno un macrotesto più ampio che lo contenga, come i digests (raccolte, archivi) periodici delle liste di discussione. Quest'ultima soluzione non è certo di per sè nè economica nè elegante, ma occorre tener conto anche delle possibilità di ricerca testuale solitamente offerte da tali archivi, impossibili da riassumere nel ristretto ambito di una citazione bibliografica. Volendo invece utilizzare anche in questo caso l'URL, occorre farlo seguire dal testo del comando da spedire, preceduto dall'indicazione (in inglese, lingua ufficiale di Internet, o - meglio - nella lingua di chi cita) se vada inserito nel soggetto o nel corpo del messaggio e "marcato" dalle solite parentesi uncinate (se si privilegia l'uniformità) o dalle tradizionali virgolette (per distinguere meglio l'indirizzo dal messaggio). Quest'ultima variatio risulta assai poco drammatica, considerando che molte norme redazionali, incluse quelle del «Bollettino AIB», prescrivono nelle citazioni le virgolette basse o a caporale, graficamente assai simili - specie quando singole (< >) invece che doppie (« ») - alle parentesi uncinate (< >). Il contesto può comunque permettere di tralasciare le parentesi uncinate, laddove ci siano sufficienti garanzie di essere ben interpretati, così come può consigliare l'uso di formule più discorsive (soprattutto se incluse nel testo principale piuttosto che nel paratesto citazionale delle note o della bibliografia) se si sospetta un fraintendimento. Quanti, soprattutto fra i neofiti, avrebbero capito se poco fa, spiegando come ci si iscrive ad AIB-CUR, avessi scritto <mailto:listserv@icineca.cineca.it> testo: «subscribe aib-cur nome cognome»?

Sforziamoci dunque di uniformare il più possibile gli stili citazionali, ma senza pretendere l'impossibile e soprattutto senza farci troppe illusioni. L'Italia è il paese dove c'è ancora chi "si dimentica" l'editore o usa il famigerato "autori vari", su cui molti credevano fosse definitivamente calata la pietra tombale [32; 37, p. 123-124] e dove, in un recente e pur ottimo manuale di biblioteconomia, la rivista che avete in mano in questo momento viene citata in almeno sei modi diversi [38, p. 89]. Non viene qui proposto uno standard conclusivo, ma solo uno stimolo al dibattito, da proseguire per via elettronica o cartacea.

Concludo con una piccola considerazione sulla classica coppia bibliografia/catalogo [35, p. 131-137] applicata al caso in questione. Quando i luoghi virtuali presso cui è possibile recuperare un testo elettronico sono più d'uno, sarà chi cita a decidere quale privilegiare, in base a considerazioni di priorità logica o storica, di accessibilità, di accuratezza editoriale o - più banalmente - di personale ignoranza, proprio come, ad esempio, per un testo tradizionale uscito originariamente su un periodico e successivamente incluso in una o più raccolte. Nulla vieta che vengano fornite anche più indicazioni: la citazione "elettronica", così come quella tradizionale, sarà più o meno erudita a seconda di quanto a lungo insegua il testo nella storia delle sue varie incarnazioni [39, p. 102].

A questo riguardo, è più giusto paragonare l'URL di un testo alla sua collocazione bibliotecaria o archivistica (come affermava un brano citato poc'anzi [31]) oppure all'indicazione bibliografica di una sua particolare edizione (come si suggerisce implicitamente qui sopra)? Ovvero, l'indicazione dell'URL è rivolta alla localizzazione e alla disponibilità delle pubblicazioni oppure al loro controllo bibliografico? [40, p. 121-122] Probabilmente entrambe le risposte sono parzialmente giuste, eppure anche parzialmente fuori fuoco, così come lo sarebbero quelle che volessero discernere con sicurezza, in tale contesto, le opere dalle edizioni, le pubblicazioni dagli esemplari. La difficoltà di applicare ai testi disponibili in rete queste tradizionali dicotomie indica come l'era elettronica non necessiti solo di nuove tecnologie, ma anche di rinnovata riflessione professionale.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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[2] Don R. Swanson. Dialogues with a catalog. «The library quarterly», 34 (1964), n. 1, p. 113-125.

[3] Riccardo Ridi. Parlando di AIB-CUR al Congresso. «AIB Notizie», 6 (1994), n. 11, p. 10 (oppure <mailto:cid+get@polito.it> testo: «get aib-cur d9410e»).

[4] Andrea Damini. Internet. Una presentazione. «Archivi & computer», 4 (1994), n. 3, p. 223-229.

[5] Citazione bibliografica di fonti elettroniche. Carteggio AIB-CUR 1995-01/1995-03. 16 marzo 1995. <mailto:cid+get@polito.it> testo: «get aib-cur l9501a».

[6] Theodor Holm Nelson. Literary machines 90.1. Il progetto Xanadu. Traduzione di Valeria Scaravelli e Walter Vannini, revisione di Giancarlo Mauri. Padova: Muzzio, 1992 (Literary machines 90.1. Swarthmore: T.H. Nelson, 1990).

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[8] Jay David Bolter. Lo spazio dello scrivere. Computer, ipertesti e storia della scrittura. Introduzione di Mario Groppo e Ilaria Grazzani, traduzione di Giovanni Stella. Milano: Vita e pensiero, 1993 (Writing space. The computer, hypertext and the history of writing. Hillsdale: Erlbaum, 1991).

[9] George P. Landow. Ipertesto. Il futuro della scrittura, a cura di Bruno Bassi. Bologna: Baskerville, 1993 (Hypertext. The convergence of contemporary critical theory and technology. Baltimore: The Johns Hopkins University Press, 1992).

[10] Marshall McLuhan. La galassia Gutenberg. Nascita dell'uomo tipografico. Introduzione all'edizione italiana di Gianpiero Gamaleri, traduzione a cura di Stefano Rizzo. Roma: Armando, 1976 (The Gutenberg Galaxy. The making of typographic man. Toronto: University of Toronto Press, 1962).

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[12] Robert M. Fowler. How the second orality of the electronic age can awaken us to the primary orality of antiquity or what hypertext can teach us about the Bible. «Interpersonal computing and technology: an electronic journal for the 21st century», 2 (1994), n. 3, p. 12-46, <mailto:listserv@guvm.georgetown.edu> testo: «get fowler ipctv2n3» [poi <http://www.helsinki.fi/science/optek/1994/n3/fowler.txt>, oppure, in una successiva versione che include anche Reflections on the ethical and political issues of the electronic frontier, <http://www2.baldwinw.edu/~rfowler/pubs/secondoral/>].

[13] Sara Amato. How to cite the Internet. «College & research libraries news», 55 (1994), n. 8, p. 511.

[14] Jan Tent. Citing e-texts summary. «Linguist list», 6 (1995), n. 210, <ftp://ftp.neosoft.com/pub/users/claird/misc.writing/citations> [poi <http://lamp.infosys.utas.edu.au/citation.txt>].

[15] The Chicago manual of style. 14th ed. Chicago: University of Chicago Press, 1993.

[16] TESL-EJ. APA style guide. Version 1.2, revised July 14, 1994 [poiVersion 2.2, revised July 1995], prepared by Ron Corio and Maggi Sokolik [poi with the assistance of Abraham Lee]. <mailto:listserv@cmsa.berkeley.edu> testo: «get teslej-l apaguide».

[17] American Psychological Association. Publication manual. 4th ed. Hyattsville: APA, 1995.

[18] Xia Li - Nancy Crane. Electronic style. A guide to citing electronic information. Westport: Meckler, 1993 [poi Xia Li - Nancy Crane. Electronic styles. A handbook to citing electronic information. Westport: Meckler, 1996].

[19] Roberto Lesina. Il nuovo manuale di stile. Guida alla redazione di documenti, relazioni, articoli, manuali, tesi di laurea. Edizione 2.0. Bologna: Zanichelli, 1994.

[20] Giovanni Di Domenico - Piero Innocenti. Teoria e pratica della redazione. Guida alla compilazione dei testi e alla loro preparazione per la stampa. Milano: Editrice Bibliografica, 1994.

[21] International Organization for Standardization. Documentation. Bibliographic references. Content, form and structure. (International standards, ISO 690-1987 (E)).

[22] International Organization for Standardization. Information and documentation. Bibliographic references. Electronic documents or parts thereof. 1995 (Advance copy of ISO/DIS 690, part 2). [Del Final draft ISO 690-2 sono ora disponibili in rete l'indice e alcune parti a testo completo: <http://www.nlc-bnc.ca/iso/tc46sc9/standard/690-2e.htm> oltre ad alcuni esempi supplementari in progress <http://www.nlc-bnc.ca/iso/tc46sc9/standard/690-2ex.htm>].

[23] Internet Engineering Task Force. URI Working Group. RFC 1630. Universal resource identifiers in WWW. A unifying syntax for the expression of names and addresses objects on the network as used in the World-Wide Web, edited by Tim Berners-Lee. June 1994. <ftp://ds.internic.net/rfc/rfc1630.txt> oppure <ftp://ftp.nis.garr.it/mirrors/RFC/rfc1630.txt> oppure <http://www.cis.ohio-state.edu/htbin/rfc/rfc1630.html> oppure <mailto:dbserv@nis.garr.it> testo: «get mirrors/RFC/rfc1630.txt».

[24] Internet Engineering Task Force. URI Working Group. RFC 1738. Uniform resource locators (URL), edited by Tim Berners-Lee, Larry Masinter, Mark McCahill. December 1994. <ftp://ds.internic.net/rfc/rfc1738.txt> oppure <ftp://ftp.nis.garr.it/mirrors/RFC/rfc1738.txt> oppure <http://www.cis.ohio-state.edu/htbin/rfc/rfc1738.html> oppure <mailto:dbserv@nis.garr.it> testo: «get mirrors/RFC/rfc1738.txt».

[25] Internet Engineering Task Force. URI Working Group. Uniform resource locators (URL). A syntax for the expression of access information of objects on the network. Working draft, edited by Tim Berners-Lee. 21 March 1994. <http://www.w3.org/hypertext/WWW/Addressing/URL/url-spec.html> [poi <http://www.w3.org/Addressing/URL/url-spec.html>].

[26] Internet Engineering Task Force. URI Working Group. WWW names and addresses, URIs, URLs, URNs, edited by Tim Berners-Lee. Jan 1995. <http://www.w3.org/hypertext/WWW/Addressing/Addressing.html> [poi <http://www.w3.org/hypertext/Addressing.html>].

[27] Brewster Kahle. Document identifiers, or International standard book numbers for the electronic age. 1991. <ftp://quake.think.com/pub/wais/doc/doc-ids.txt> [poi Version 2.2, September 1991 <http://weyl.zib.de/Documents/WAIS-Infos/doc-ids.txt>].

[28] Priscilla Caplan. Cataloging Internet resources. «The public-access computer systems review», 4 (1993), n. 2, p. 61-66, <mailto:listserv@uhupvm1.uh.edu> testo: «get caplan prv4n2».

[29] Eric Lease Morgan. The World-Wide Web and Mosaic: an overview for librarians. «The public-access computer systems review», 5, (1994), n. 6, p. 5-26, <gopher://info.lib.uh.edu:70/00/articles/e-journals/uhlibrary/pacsreview/v5/n6/morgan.5n6> oppure <http://www.lib.ncsu.edu/staff/morgan/www-and-libraries.html> oppure <mailto:listserv@uhupvm1.uh.edu> testo: «get morgan prv5n6».

[30] Fabio Metitieri. La biblioteca sulla scrivania. «Virtual», 2 (1994), n. 13, p. 16-21.

[31] Fabio Metitieri. Risorse Internet e biblioteca virtuale: storia, prospettive e problemi di catalogazione. In: Università: quale biblioteca? Atti del seminario: Trento, 25 marzo 1994, a cura di Rodolfo Taiani, Trento: Università degli studi di Trento, 1995, p. 87-119.

[32] Luigi Crocetti. Il terrore del titolo e lo stile citazionale. In: Luigi Crocetti. Il nuovo in biblioteca e altri scritti, raccolti dall'Associazione italiana biblioteche. Roma: AIB, 1994, p. 143-154.

[33] Diego Maltese. Una norma per la citazione bibliografica. «Giornale della libreria», 94 (1981), n. 5, p. 179-183. Poi in: Diego Maltese. La biblioteca come linguaggio e come sistema. Milano: Editrice Bibliografica, 1985, p. 65-72.

[34] Giuliana Visintin. La citazione normalizzata. ISBD e diffusione delle informazioni. «Biblioteche oggi», 3 (1985), n. 2, p. 21-24.

[35] Rino Pensato. Corso di bibliografia. Guida alla compilazione e all'uso dei repertori bibliografici. Appendici a cura di Franco Pasti. Nuova ed. riveduta e aggiornata. Milano: Editrice Bibliografica, 1989.

[36] International Organization for Standardization. Information processing. ISO 7-bit coded character set for information interchange. (International standards, ISO 646-1983 (E)).

[37] Enzo Esposito. Libro e biblioteca. Manuale di bibliografia e biblioteconomia. Ravenna: Longo, 1990.

[38] Giovanni Solimine. Recensione di: Lineamenti di biblioteconomia, a cura di Paola Geretto. Roma: NIS, 1991. «Bollettino AIB», 32 (1992), n. 1, p. 87-89.

[39] Adriana De Nichilo. Citazione e catalogo. «Bollettino d'informazioni AIB», 19 (1979), n. 2, p. 97-106.

[40] Rossella Dini. La catalogazione. In: Lineamenti di biblioteconomia, a cura di Paola Geretto. Roma: NIS, 1991, p. 121-149.


RICCARDO RIDI, Biblioteca della Scuola normale superiore, piazza dei Cavalieri 7, 56126 Pisa, e-mail ridi@sns.it.
L'autore ringrazia Alessandro Corsi, Andrea Damini ed Eugenio Gatto per la preziosa collaborazione, ma si assume ogni responsabilità per eventuali errori ed imprecisioni.
Testo consegnato il 10 aprile 1995, corretto il 21 giugno 1995, disponibile anche [via e-mail]: <mailto:cid+get@polito.it> testo: «get aib-cur d9504b».
[URL verificati e aggiornati per questa versione WWW il 27 agosto 1997; per ulteriori riferimenti cfr. Stefania Manzi - Alessandro Corsi. Citare Internet: un repertorio di risorse in rete, versione 2.0, 1 ottobre 1997. <http://www.burioni.it/forum/citare.htm>].
RICCARDO RIDI, Biblioteca della Scuola normale superiore, piazza dei Cavalieri 7, 56126 Pisa, e-mail ridi@sns.it.
L'autore ringrazia Alessandro Corsi, Andrea Damini ed Eugenio Gatto per la preziosa collaborazione, ma si assume ogni responsabilità per eventuali errori ed imprecisioni.
Testo consegnato il 10 aprile 1995, corretto il 21 giugno 1995, disponibile anche [via e-mail]: <mailto:cid+get@polito.it> testo: «get aib-cur d9504b».
[URL verificati e aggiornati per questa versione WWW il 27 agosto 1997; per ulteriori riferimenti cfr. Stefania Manzi - Alessandro Corsi. Citare Internet: un repertorio di risorse in rete, versione 2.0, 1 ottobre 1997. <http://www.burioni.it/forum/citare.htm>].
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