Diritto di lettura: l'esperienza della biblioteca carceraria

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Elena De Carolis

Abstract

È la legge del 26 luglio 1975, n. 354, a stabilire che negli istituti di pena debba funzionare una biblioteca dotata di libri e di periodici. Per la gestione del servizio, le norme prevedono la partecipazione di rappresentanti dei detenuti e la collaborazione degli educatori, senza ulteriori indicazioni sui modi di finanziamento, il personale, gli orari, gli arredi; nell'ambito della formazione culturale e professionale è favorito «l'accesso alle pubblicazioni contenute nella biblioteca, con piena libertà di scelta delle letture». Fin qui arriva la legge, vago e lacunoso ma importante punto di partenza. Nei fatti la realtà penitenziaria italiana conosce solo rari esempi di servizio bibliotecario; abbondano invece le situazioni precarie, costituite da locali angusti, accozzaglie di libri arrivati per lo più per dono, mancanza di cataloghi organici e funzionali, difficoltà di accesso alle raccolte.

La consapevolezza della biblioteca come servizio di informazione essenziale per i cittadini è acquisizione piuttosto recente per la realtà italiana e il ritardo accumulato ha provocato ripercussioni ancora più forti per chi risiede all'interno delle istituzioni carcerarie.

Negli ultimi anni in ambito professionale internazionale si sono moltiplicati gli interventi, le discussioni e le pubblicazioni in materia di biblioteche carcerarie, con particolare interesse per la redazione di linee guida e standard di qualità.

Nella realtà si incontrano spesso biblioteche caratterizzate dall'isolamento, sia nei confronti della vita carceraria sia del mondo esterno. Un antidoto a questo pericolo è costituito dalla presenza di bibliotecari qualificati e dalla collaborazione con le autorità istituzionali del penitenziario, la comunità professionale e le strutture bibliotecarie del territorio. Il riconoscimento del ruolo strategico che può esercitare la biblioteca pubblica locale in questo ambito è la strada praticata con successo in altri paesi europei. Non a caso, le esperienze più riuscite in Italia scaturiscono dall'iniziativa di un'istituzione pubblica locale - comune o provincia - che cerca e trova la collaborazione di enti di carattere regionale e/o ministeriale.

La situazione italiana presenta un quadro poco confortante, per quanto costellato da alcune iniziative particolarmente vivaci e interessanti. Non è un caso se le esperienze più significative che riscontriamo in Italia si collocano in città caratterizzate da una forte tradizione bibliotecaria e dall'orientamento al servizio civico, come Torino, Milano e Ravenna.

L'Istituto di biblioteconomia e bibliografia dell'Università statale di Milano si è occupato di un censimento delle biblioteche presenti nelle carceri italiane.

Su proposta di Giorgio Montecchi, dell'Università statale di Milano, sta prendendo corpo l'idea di costituire una associazione delle biblioteche carcerarie (ABC) per concertare un'azione comune e mettere le basi per il miglioramento dei servizi bibliotecari offerti ai detenuti.

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